<< Cercherò attivamente la morte liberatrice sul campo>>

Giovanni Francesco Asperti, cinquantenne originario di Bergamo, era uno delle centinaia di rivoluzionari che si erano uniti alle milizie curde dell’YPG (Yekîneyên Parastina Gel) per liberare il Medio Oriente dalle barbarie del Daesh e da quei guerriglieri che, celandosi dietro ad una lotta religiosa combattuta in nome di Allah, hanno sparso sangue e miseria nelle zone della Siria e del Kurdistan. Quella dell’YPG è una brigata di combattenti: uomini, donne e giovani, venuti da ogni parte del mondo e guidati da ideali di libertà e giustizia sociale, contro qualsiasi forma di terrorismo o tirannia.

Giovanni Asperti viene a mancare il sette dicembre scorso, a seguito di uno sfortunato incidente mentre era in servizio a Derik (zona nordorientale della Siria), questo secondo quanto riportato dai colleghi.  La notizia è stata annunciata dall’organizzazione solo in questi giorni, ed è stata confermata anche dalla Farnesina, aggiungendo che il consolato sta seguendo il caso con particolare attenzione ed è vicina alla famiglia e a chiunque lo conoscesse.

In Kurdistan Giovanni Francesco Asperti era conosciuto con il nome di battaglia di ‘’Hiwa Bosco’’, dove la parola “Hiwa” significa ‘’speranza’’. Quella speranza in un mondo migliore che aveva sempre ispirato la vita di Giovanni Asperti e di tutta la sua famiglia, dedita all’impegno politico e sociale.

Era il più piccolo di tre fratelli, la madre era docente di matematica e il padre era un medico molto conosciuto nella zona bergamasca, notorietà derivante dalla sua attività nel mondo della cooperazione sociale. Giovanni si laurea con il massimo dei voti alla Bocconi in Ingegneria, successivamente lavora in una società che collabora con l’Eni, per poi specializzarsi nella gestione di operazioni di bonifica e dismissione degli impianti di estrazione di petrolio. Era sposato e aveva due figli, di tredici e quattordici anni. Ma la sua missione e i suoi ideali, coltivati per chissà quanto tempo, alla fine hanno prevalso.

Parte per il Kurdistan facendo credere a tutti che fosse un viaggio di lavoro verso una delle solite piattaforme petrolifere. La famiglia, infatti, ne viene a conoscenza qualche giorno dopo da una lettera dove scriveva: << Faccio conto di non tornare mai più, e non nel senso che vivrò là il resto dei miei giorni: nel senso che cercherò attivamente la morte liberatrice sul campo>>. Inutili i tentativi dei fratelli e della moglie nel cercare di contattarlo.

Giovanni Asperti non era un mercenario, ma un uomo che combatteva per un futuro di pace e di diritti umani e civili: Hiwa Bosco è caduto in nome di un ideale autentico.