Il calcio, la cosa più importante delle cose non importanti. Qualche anno fa Arrigo Sacchi con questa frase, dava una chiara idea di quello che questo sport significhi per il nostro paese. Non un gioco, ma un fenomeno di costume ormai, con un enorme potenza sociale. Il tifo è religione e una sconfitta della propria squadra del cuore smuove l’umore dell’italiano medio, quasi quanto sarebbe in grado di fare una multa. 

Ai tempi del covid tutto questo ci è stato tolto. L’immobilità ha colpito anche il business calcistico, che ora cerca di riorganizzarsi. Nonostante a molti manchi, non tutti sono favorevoli alla ripartenza. I dubbi sono tanti e le opinioni a riguardo diverse.

È giusto restituire agli Italiani il loro passatempo domenicale preferito? Ci sono le condizioni per farlo? Giocare senza tifosi ha senso?                                                                                                                                                     

Nel tentativo di dare una risposta a queste domande, va precisata che un’eventuale ripartenza calcistica sarebbe possibile, ma senza pubblico. Questa ad oggi è l’unica certezza a breve termine sul futuro del calcio. 

In Germania da un paio di settimane si è ripartiti esattamente a queste condizioni. Stadi vuoti, niente abbracci e un clima surreale.                                                                                                                                                        Sulla questione si è espresso anche l’ex allenatore della Spagna Luis Enrique, definendo tutto ciò “avvilente”: una partita di calcio senza tifosi è come una festa di ballo in cui balli con tua sorella. 

Il pubblico è parte fondamentale di questo sport, ragion per cui molti si sono rivisti nelle parole dell’ex CT iberico. La potenza sociale del calcio deve tanto ai tifosi. L’aspetto emotivo è importante tanto quanto quello tecnico. L’arte non sta solo nel gesto tecnico dell’atleta, ma anche in quello coreografico della curva (bandiere, coreografie, cori). Un contorno teatrale essenziale, a cui molti non sono disposti a rinunciare. Se si deve ripartire a porte chiuse, molti preferiscono che non si giochi.

Le condizioni sanitarie nelle ultime settimane, pare consentano a livello burocratico di ripartire. E se queste condizioni non verranno meno, è giusto procedere in questa direzione. Bisogna farlo anche senza tifosi. Bisogna farlo proprio per i tifosi. 

Le partite saranno belle lo stesso. Al bar la mattina ne parleremo ugualmente come quando c’erano gli stadi pieni. Sarà sicuramente più grigio, ma il grigio è comunque un colore.

Se rivogliamo il calcio dobbiamo scendere a compromessi e il compromesso è lo stadio vuoto. Sarà come una festa di ballo dove balli con tua sorella ? Probabile, ma se ami danzare e non lo fai da tempo, vorresti farlo anche con lei.