Raccontare la storia dell’uomo, dalla mitologia alla cronaca, attraverso un oggetto che è presente su questo pianeta dal primo giorno: una mela. E’ questo che racconta Eden, ultimo singolo del rapper Tarek Iurcich, in Arte (con la A maiuscola) Rancore, hit classificatasi al decimo posto all’ultimo festival di Sanremo, occasione durante la quale il rapper ha vinto il prestigioso riconoscimento intitolato a Sergio Bardotti, riservato a chi ha composto il miglior testo.

Eden è un viaggio temporale e antropologico, attraverso il mito, la religione, l’arte, il progresso e la storia. La male accompagna l’uomo durante la ricerca del proprio essere, diventando tramite per la scoperta di nuove leggi, dimensioni, fenomeni.

La mistica narrazione di Eden si apre con il riferimento alla Grande Mela, New York, vittima dell’atroce attentato dell’11 settembre 2001 e delle conseguenze di questo “morso”, ovvero la guerra che ancora oggi infiamma il Medio Oriente, costringendo anche Biancaneve a convivere con il rumore delle bombe e continuare a mordere una mela avvelenata, pur di dormire.

Un salto temporale ed eccoci di fronte a Sir. Isaac Newton, che attraverso la caduta di una mela teorizzò la gravità, lo stesso frutto diventato simbolo della Apple, e di cui oggi siamo circondati. C’è un dogma da seguire per continuare a viaggiare, per non diventare una “mela in mezzo ai falsi frutti”, e sembra essere dettato da un gerarca militare alle nuove reclute, un codice da memorizzare e ripetere per non soccombere e proseguire in questa indagine antropologica:

“stacca, mordi, spacca, separa, amati, copri, carica, spara!”

Nuovo aggiornamento, nuova simulazione ed eccoci proiettati nel Giardino dell’Eden, una festa a cui tutti avevamo liberamente accesso, un luogo dal cielo infinito, ma ormai corrotto dal morso alla mela di Adamo ed Eva, inquinato, con l’uomo costretto a viaggiare per continuare a conoscere e conoscersi.

Le dita di Dardust sul pianoforte ci accompagnano all’Olimpo, dove troviamo Paride nel giardino di Giunone con una mela d’oro in mano, regalo maledetto della dea Eris e che l’eroe donò ad Afrodite, ritenendo che fosse la dea più bella, offendendo le altre dee in attesa e scatenando, con il suo giudizio, la guerra di Troia.

Si passa poi alla realtà e alle mele che i prigionieri dei campi di concentramento a digiuno potevano solo sognare, privati del cibo come del loro futuro, passando per la mafia e le mele avvelenate dal cianuro.
L’ultima citazione, che è anche immagine simbolo della canzone, vede Rancore ritratto sotto un’arcata, nel suo solito abbigliamento composta da felpa nera e cappellino, con una mela al posto del viso, a richiamare Il figlio dell’uomo di René Magritte, inquadrando tale paragone in una serie di versi che focalizzano la riflessione intima sul destino dell’uomo, con una mela sul viso che impedisce la visione delle continue frecce che gli vengono scagliate:

“ancora l’uomo è dipinto nella tela
ma non vedi il suo volto è coperto da una mela
si, solo di favole ora mi meraviglio
vola, la freccia vola, ma la mela è la stessa
che resta in equilibrio in testa ad ogni figlio”

A sinistra: La copertina del singolo Eden;
A destra: René Magritte, Il figlio dell’uomo, 1964.

Nuovamente, è la musica a salvare l’uomo, che mentre ripete interiormente come un automa il dogma assegnatogli, ecco che ritrova nella melodia un mondo d’evasione, opportunità, futuro, basta solo lasciarsi trasportare.
Ma non è facile liberarsi dalle catene di un mondo infettato, talmente inquinato da aver contaminato la perfezione del Giardino dell’Eden, dove anche le creature che lo abitano si pongono un cruciale interrogativo: cedere o meno alla tentazione?

“se ogni scelta crea ciò che siamo
che faremo della mela attaccata al ramo?”

Non resta che il rischio, che è poi ciò che muove la vita, nell’Eden come sulla Terra.

“c’è una regola sola nel regno umano
non guardare mai giù se precipitiamo.”

Secondo Rancore, siamo tutti Adamo ed Eva. Il frutto proibito non è sempre una succulenta mela, spesso siamo noi stessi, a rischiare, a scegliere, tra male e bene, mossi dalla tentazione, o da un’opportunità di redenzione.

Tutto questo, e molto altro, è Eden, capolavoro della poesia ermetica di Rancore.