In questi giorni sta tenendo banco sulle notizie italiane l’aspra polemica tra alcuni sindaci italiani e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, firmatario principale del decreto sicurezza, divenuto legge a fine novembre scorso. Nel suddetto decreto vi sono inserite disposizioni in materia di sicurezza pubblica, prevenzione, contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata. 

Ciò che però ha fatto storcere il naso ai sindaci ribelli, molti dei quali di sinistra, sono le norme riguardanti l’immigrazione. Riassumo in breve i punti:

Richiesta di asilo politico: vengono aumentati quel tipo di reati che annullano la sospensione della richiesta di asilo politico. I reati in questione sono il furto, lo spaccio, la violenza sessuale e lesioni aggravate a Pubblico Ufficiale. 

Trattenimento nei centri di rimpatrio: raddoppiati i tempi minimi di permanenza nei centri di rimpatrio (CPR), da novanta a centottanta giorni.

Abolizione della protezione umanitaria: precedentemente la protezione umanitaria durava due anni e dava diritto all’accesso al lavoro, alle prestazioni sociali, all’edilizia popolare. Ora invece ha durata massima di un anno e può essere concessa solo per motivi connessi a calamità naturali, salute e protezione sociale.

Revoca della cittadinanza: qualora una persona venisse considerata un possibile pericolo per lo Stato, potrebbe scattare la revoca della cittadinanza in caso di condanna definitiva per reati legati al terrorismo. La revoca può essere comminata anche a persone che hanno sposato cittadini italiani.

Patrocinio gratuito: niente patrocinio gratuito (la possibilità di ricevere assistenza legale gratuita), per un migrante in caso la sua richiesta di protezione umanitaria fosse stata respinta.

Nella mattinata del 3 gennaio, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ha annunciato la sospensione del decreto. Ma chi è Leoluca Orlando? Orlando, classe 1947, figlio del notabile Salvatore Orlando, si forma come docente universitario insegnando diritto pubblico regionale per poi divenire consigliere giuridico del Presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella, fratello del Presidente della Repubblica, tragicamente ucciso in un agguato mafioso nel 1980.

Orlando spiega che il decreto sicurezza, per alcune sue parti, riguarda competenze dei singoli comuni di materia anagrafica. Il sindaco di Palermo definisce il decreto legge “Criminogeno, in quanto trasforma chi legalmente è in Italia in illegale, privandolo di una residenza. Non solo, i minori una volta compiuti i diciott’anni non potranno avere diritto a un permesso di soggiorno, di conseguenza il minore diviene automaticamente un illegale”. E aggiunge: “Vorrei ricordare al ministro Salvini, che in un paese democratico, la sicurezza si ottiene rispettando i diritti di tutti, e non emarginando i più deboli”.

Molti i sindaci che si sono uniti al coro di Orlando. Su tutti il sindaco di Napoli, De Magistris e il sindaco di Milano, Sala, entrambi del Partito Democratico. Singolare che al coro dei ribelli si sia unito anche il sindaco di Livorno, il pentastellato Nogarin che definisce il decreto “Non una buona legge”. 

E qui si inizia a riflettere. Un decreto, per divenire legge, attraversa un cosiddetto iter legislativo. Dapprima viene proposta (dal governo, o anche da un membro del Parlamento) e presentata a una delle due Camere. Una volta approvata dalla relativa commissione di competenza, viene presentata all’altra Camera.

Approvata una seconda volta, la proposta viene trasmessa al Presidente della Repubblica il quale promulga la Legge. Attenzione però, Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata. Di conseguenza, Mattarella avrebbe potuto solo rallentare l’iter legislativo e non impedirlo. Significa per ciò, che il Presidente della Repubblica può anche non condividere la Legge di cui è promulgatore. 

In che misura la legge è applicabile? Qual è la sottile linea rossa tra legge giusta e ingiusta? In che modo un cittadino può decidere se seguire una legge o meno?

Certamente il caso scatenato da Orlando costituisce un fatto storico di un’istituzione cittadina in contrasto con un organo costituzionale. Può darsi che si tratti di mera campagna elettorale in vista delle elezioni europee previste per maggio, oppure di una reale volontà di una forma di accoglienza migliore, non spetta a me deciderlo. Salvo però, la revoca della legge per incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale, questa è legge e come tale va rispettata.