Dal movimento femminista degli anni 70′ molte cose sono cambiate per le donne, in Italia e nel mondo.

Infatti le donne che sono entrate nell’ambito professionale sono sicuramente di più rispetto a qualche anno fa, ma una volta lì si trovano ancora di fronte ad una situazione segnata da ridotte opportunità di crescita professionale e lavoro a basso reddito rispetto ai colleghi uomini.

Un primissimo fenomeno che influenza la crescita professionale di una donna è rappresentato da stereotipi e pregiudizi che, spesso, condizionano in modo negativo l’ambiente di lavoro, luogo in cui al centro vi dovrebbe essere esclusivamente l’individuo e le sue capacità professionali.                                                                            

Il luogo comune vuole più adatti ai tratti maschili la componente detta ‘’agency’’ (forte autostima, orientamento al compito, impegno verso gli obiettivi) mentre ai tratti femminili è considerata tipica la ‘’communality’’ (altruismo, capacità nelle relazioni, comprensione empatica).

Questa divisione di abilità ha una ricaduta nei giudizi anche nel caso in cui un genere si metta alla prova nelle abilità considerate tipiche dell’altro.

Il caso emblematico che racconta di questo miscuglio di attitudini e stereotipi è quello del ruolo manageriale. I ruoli di manager sono talmente numericamente sbilanciati a favore maschile che è stata coniata l’espressione ‘think manager, think male’ per descriverla. Proprio perché, malgrado le eccezioni, sembrano preclusi i ruoli apicali per le donne, anche, per esempio, nei consigli di amministrazione o alla guida di aziende.

Quindi è lo stereotipo a comandare la scelta delle attitudini più adatte a uomini e donne, e non il contrario. Lo testimonia il giudizio che viene dato alla componente genitoriale in azienda: colleghi e datori di lavoro percepiscono le donne meno interessate alla carriera se sono anche madri. Infatti le cose diventano ancora più difficili per tutte quelle donne che scelgono di avere dei figli

Se da un lato, c’è un contesto socio-economico che presuppone sempre di più la necessità di un doppio reddito per far fronte alle spese familiari, dall’altro spesso le donne non hanno la possibilità di conciliare lavoro e vita domestica. Frequentemente, purtroppo, si ritrovano a dover scegliere tra famiglia o carriera, riscontrando difficoltà nella crescita professionale a causa delle problematiche relative alla gestione degli impegni domestici e di quelli lavorativi. 

Secondo i dati Istat, infatti, il 40% delle donne occupate vengono licenziate a seguito di una gravidanza, oppure quest’ultima preferisce licenziarsi volontariamente, anche a causa di mancate agevolazioni e leggi che le tutelino.                                                                                                                                                                    

Inoltre esiste quella che viene definita “motherhood penalty’’, ovvero la frequente penalizzazione subita dalle lavoratrici riguardo a contrattazione e stipendio; pare infatti che le donne senza figli abbiano una probabilità di essere raccomandate per ottenere una promozione 8,2 volte superiore rispetto alle lavoratrici madri.

Non è tutto.

Le donne in Italia vengono retribuite meno rispetto ai colleghi maschi.                                                                                  Secondo il Gender Gap Report 2019 a parità di lavoro con un collega uomo, nonostante dei piccoli miglioramenti, in Italia è come se una donna cominciasse a guadagnare dalla seconda metà di febbraio. E la retribuzione mensile è inferiore di circa il 20% a quella degli uomini e a soffrirne sono sia le più giovani che le lavoratrici adulte.

Per quanto riguarda i settori, si registra una forte differenza nelle retribuzioni medie orarie di uomini e donne occupati nei servizi finanziari e nelle imprese (rispettivamente 22,4% e 26,1%), nell’istruzione e nella sanità (21,6%), e nella manifattura (18,4%). E questo nonostante sia stato dimostrato che le donne, durante gli studi, conseguono risultati di gran lunga superiori a quelli degli uomini.

Garantire pari opportunità nel mercato del lavoro significa combattere ogni forma di discriminazione basata sul genere. In un contesto come quello italiano – caratterizzato da bassi livelli di partecipazione delle donne nel mercato del lavoro e da differenze di retribuzione a sfavore della componente femminile – il monitoraggio, la promozione e il sostegno alle pari opportunità diventano fondamentali.

Quelle delle donne e lavoro è un binomio, da sempre, difficile e faticoso che, per fortuna, negli anni è diventato sempre più possibile e auspicabile.

Molto si è fatto, ma tanto ancora c’è da fare sulla strada che porta all’uguaglianza.