<<[…] come storico registrerò che si è instaurata l’Anarchia con l’abbattimento del suo nemico primordiale, il principio di proprietà. E si è instaurata nello stesso tempo la Monarchia nel valore categorico del termine, tutto il potere a Uno solo. Anarchia e Monarchia coincidono, ora e in me. Nessuno dispone di me, io dispongo di tutto. >>

Ultimo romanzo di Morselli a pochi mesi dal suo suicidio, Dissipatio Humani Generis è anche il suo libro più segreto, più personale. E’ un libro coinvolgente certamente non di facile lettura, un libro che parla dell’Apocalisse, della trasformazione e della distruzione del tempo stesso.

Il protagonista è un uomo lucidissimo, ironico ma allo stesso tempo ipocondriaco, che decide di annegarsi in un laghetto di montagna in un fondo ad una caverna. Ha deciso di morire dopo aver trascorso una vita ai margini di una società che non lo comprendeva; ma all’ultimo momento deciderà di tornare sui suoi passi. Una scoperta tragica però sarà lì ad attenderlo: l’intero genere umano è ormai Dissipato.

Crisopoli è la città dell’oro ed il nostro protagonista scopre solo un passo alla volta la scomparsa dell’umanità: macchine abbandonate, letti disfatti, carcasse di animali morti, le case sono impregnate oramai solo dell’odore terrificante della mancanza, dell’agonia. Se l’umanità ha annullato la sua presenza, allo stesso tempo tutto il resto che vi era è rimasto intatto. Cosa rimane sulla Terra quando l’umanità scompare? È proprio questo il preciso momento, in cui le sorti si ribaltano.

Dissipatio Humani Generis: il genere umano è evaporato, nebulizzato. L’unico testimone di questa storia, rappresentante dell’intera umanità, è proprio colui che voleva morire. Si potrebbe vivere senza la voce umana?

Venuto meno sul pianeta il fattore distruttivo (l’uomo), gli animali e la vegetazione hanno possibilità di estendere il proprio dominio; la scomparsa dell’uomo determina a sua volta l’annullamento del tempo come strumento di regolazione e controllo sociale. Oramai sull’orlo di una crisi, inevitabilmente preda del suo malessere, l’uomo deciderà di attendere lo psicologo Karpinsky.

Morselli gioca per tutto il racconto: l’evento che ha fatto sparire gli esseri umani è realmente esistito? Sono loro ad essere morti o è il protagonista ad essersi ucciso? E’ da lì che partono una serie di riflessioni a catena: Cosa succede dopo la morte? Che cosa succede al tempo così come lo conosciamo?

Una spiegazione poetico-teologica la tenta Dostoevskij nei “Demoni”.

«Quando l’umanità sarà arrivata alla felicità vera, non esisterà più il tempo. Il tempo infatti sarà superfluo. I cari estinti, sono arrivati alla felicità vera?».

La narrazione è compiuta attraverso un caratterizzante monologo interiore che assume connotati di un dialogo improbabile, che non può più avvenire da quando il protagonista è l’unico esemplare della sua specie. Accanto alla narrazione degli eventi si trovano sequenze riflessive e addirittura parti che assumono il tono di un saggio filosofico. La mancanza di alcuna possibilità di confronto inclina le certezze dell’uomo, mina la sua stabilità mentale, gli ripresenta in continuazione la scomoda domanda sul senso della vita.