Designated Survivor è una serie tv dinamica, istruttiva, stramaledettamente critica e ovviamente passata in sordina.

Nel 2015 i produttori dovettero riassumere la sostanza della serie tv affermando che avrebbe parlato di “un uomo ordinario in una situazione straordinaria”, e sono stati di parola.

“Nella notte del discorso sullo stato dell’Unione, un’esplosione distrugge il Campidoglio degli Stati Uniti, uccidendo il Presidente e tutti coloro che sono in linea di successione, ad eccezione del segretario della Casa e dello Sviluppo Urbano Thomas Kirkman, nominato sopravvissuto designato.”

La trama risponde al lecito dubbio che ogni singolo uomo o donna si pone almeno una volta nella vita: “Come diavolo andrebbe se fossi io a comandare?”

Tom Kirkman è un presidente alle primissime armi che si trova a sventare molteplici attentanti, crisi diplomatiche da quarta guerra del golfo e soprattutto, si trova a dover difendere gli statunitensi da loro stessi.

I side topic della serie sono la tutela delle minoranze, l’apertura alle opportunità giovanili, le risoluzioni in materia di immigrazione, insomma tutti i temi che oggi sono ancora attualissimi.

Ci si aspettava un’americanata o perlomeno io me l’aspettavo, ma sono rimasto felicemente deluso perché Designated Survivor non parla del grande Presidente che gli Stati Uniti potrebbero avere, parla di quello che non hanno: Designated Surviror e Tom Kirkman presentano al mondo l’immagine del leader ideale del mondo libero, afflitto ed onesto anche a costo di perdere consensi.

Un Presidente che ci tiene così tanto alla sua gente che non esita a rimproverarla, a far notare che subdole contraddizioni a cui spesso la società le porta, un uomo umile, uno di loro al netto della retorica.

Kirkman non bada ai sondaggi, fallisce spesso e riesce a conciliare il processo decisionale di un Parlamento storicamente ancorato a vecchi ideali bipartisan.

Vi suona familiare? Sì, sì, è proprio il genere di terrore che aleggia sui gabinetti privati dei nuovi governi, schiacciati tra i social e il consenso anche a costo di prendere a calci la verità, di bruciare la sostanza.

Kirkman è il principe dei millennials, rappresenta una generazione nuova, pronta a mettere in discussione persino se stessa, una generazione che dialoga e se ne fotte della ragion di Stato, tanto cara a Machiavelli.

Quel sopravvissuto designato rappresenta tutti noi, per noi che dobbiamo ancora attendere il nostro momento, per noi che un domani dovremmo essere diversi, migliori.

Perché verrà il nostro turno e dovremmo farla noi, la cosa giusta.