“Ah, e come sempre sei la descrizione di un attimo per me
Ahi ahi ahi, come sempre sei un’emozione fortissima, eh
Ahi ahi ahi, come sempre sei bellissima”

Attimo, spazio brevissimo di tempo, impercettibile eppure indispensabile, raccoglie in séun’infinità di tempo: è da esso che si plasmano i minuti, le ore, i giorni.

Per quanto tempo si possa avere nella vita le decisioni più importanti, le emozioni più forti dureranno sempre l’estensione di un attimo. 

È questo che gli artisti impressionisti cercarono di fare: rendere eterno un’immensità di attimi infiniti, immortalare per sempre colori di attimi, circondati dal verde della foresta di Fontainbleau: dedicarono completamente la loro vita rincorrendo gli attimi di bellezza che scorrevano durante il giorno, inarrestabili.

Fra loro Berthe Morisot, sognatrice dalla mano delicata, rifiutata dal rigore accademico e dalle serrate convenzioni dell’epoca, trovò nel suo cammino ogni porta chiusa, non considerata minimamente in grado di competere con i suoi colleghi, decise di dipingere en plain air, di fondare con altri artisti la scuola di Barbizon, di cui divenne una degli esponenti principali nonostante non gliene fu prontamente attribuito il merito.

Berthe Morisot, moglie di Eugène Manet (fratello del celebre pittore Edouard Manet), venne rivalutata come artista solamente un anno dopo la sua morte, avvenuta nel febbraio del 1895 a causa di una grave malattia, quando la galleria d’arte Durand-Ruel organizzò una retrospettiva con 394 tele, disegni e acquarelli.

In questa tela, “Donna alla toilette”, Berthe, entra senza invasione nella vita privata della ragazza voltata di spalle, introducendo lo spettatore nel quotidiano “rito” della toilette femminile. Questo tema fu trattato da diversi artisti, ma la pittrice francese riesce a renderlo attraverso un tratto leggero e sinuoso che ne traduce la sacralità, come se stesse chiedendo alla ragazza il permesso di poter eternalizzare la sua intimità resa da una luce soffusa e delicata.

Il corpo della ragazza è protetto da un leggero vestito di tulle dal quale si intravede la spalla pallida che segue la curva del collo inclinato verso il basso, qualche studioso ipotizza che la protagonista sia l’autoritratto dell’artista, che cerca, attraverso pennellate rapide e sfumate l’attimo della luce.

Berthe Morisot si segnalò brillantemente e, nonostante la società del tempo faticasse ad accettare l’emancipazione femminile, divenne in poco tempo un modello d’indipendenza, di tenacia e di talento anche per i colleghi più “fortunati”.Nonostante le sue immagini restituiscano in genere una sensazione radiosa.

Berthe non fu mai però un’artista superficiale: un dato costante della sua arte è infatti l’analisi interiore dei personaggi, condotta con grande penetrazione psicologica, probabilmente influenzata in questo dall’amicizia con molti letterati, in particolare Stéphane Mallarmé.

“Il tempio dell’arte è fatto di parole. La pittura e la scultura e la musica non sono che decorazioni alle sue finestre, traggono tutto il loro significato dalla luce.” (Timothy Titcomb)

Parlare d’amore nelle canzoni non è mai facile, troppo spesso si rischia di cadere nel banale. La difficolta aumenta quando si canta di un amore intimo, potente, che ti lacera e consuma, bacio dopo bacio, attimo dopo attimo. Ma se cantare d’amore, esprimendo quanto tale sentimento faccia sorridere e bruciare di vita, è complesso, l’impresa è decisamente più ardua quando tale fiamma è spenta, la magia sparita, la musica spenta.

Arduo compito cantare di un amore finito, un’ “emozione fortissima”, che però dopo poco tempo si palese nuovamente, eppure La descrizione di un attimo, brano del 2000 scritto e cantato dai Tiromancino, è la perfetta didascalia di due amanti rimasti troppo tempo lontani, diventati nulla dopo essersi dati tutto. E come un pittore è chiamato a riportare l’attimo su tela, la canzone si snoda su uno sguardo, un gesto, un attimo, che rilascia un’ondata di sensazioni e sentimenti che spaziano dalla frenesia alla tristezza.

É l’attimo a confondere l’amante, lui o lei che sia poco importa, e tale confusione del cuore emerge sin dai primi versi, infatti basta uno sguardo e 

crolla la fortezza del mio debole per te”

generando una marea di ricordi, dopotutto è sempre viva la 

“sensazione che in un attimo, qualunque cosa pensassimo in due, poteva succedere”. 

Eppure qualcosa non funziona più, come un vecchio giocattolo da lasciare a morire soffocato dalla polvere, e viene da chiedersi

“e poi cos’è successo? Aspettami, oppure dimenticami. Ci rivediamo adesso, dopo quasi cinque anni..”.

La fiamma è di nuovo accesa, l’artista ha ripreso a dipingere, l’attimo ha rigenerato amore, nonostante i fantasmi di un passato doloroso, una ferita non del tutto rimarginata, ma la mente si proietta ad un presente che profuma di futuro:

“mi chiedi di partire adesso, perchè numeri e futuro non ti fanno preoccupare. Vorrei poterti credere, sarebbe molto più facile incontrarsi nei pensieri, distesi come se fossimo sospesi ancora nell’attimoin cui poteva succedere.”

Nonostante tutto, l’amore vince, e semmai dovesse spegnersi nuovamente, l’appuntamento è al prossimo attimo, magari

“ci rivediamo presto, tra almeno altri cinque anni.”

La canzone ci lascia con un allegro giro di chitarra, che lascia presagire che la storia è ormai conclusa, e stavolta le premesse affinche duri ci sono. L’opera è realizzata, l’attimo è descritto e concluso. E come in ogni storia d’amore che si rispetti, c’è un lieto fine: nel 2018 viene rilasciato un album con tutti i lavori riarrangiati dei Tiromancino, tra cui ovviamente La descrizione di un attimo che vede la collaborazione di Jovanotti.

Il brano è ancora più intimo, emotivo, leggero ma intenso allo stesso tempo, un’atmosfera spensierata in cui si parla d’amore, merito di un testo sublime e due voci delicate ma graffianti.

Un pò come un quadro, i colori diventano parole, l’arte musica, l’attimo eterno.

L’articolo è stato scritto a quattro mani da:

Stefano Pennese

Angelica Toro