Quanto costa una cattiva interpretazione.

 

Ad oggi l’Europa è considerata esclusivamente la culla della burocrazia, ma è necessario un approfondimento su tematiche chiave, che influenzano da sempre il futuro non solo delle aziende ma di tutti coloro i quali usufruiscono dei servizi delle medesime, per lavoro o per svago.

Nasce proprio da una Direttiva dell’Unione Europea, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, un organo che vigila affinché vengano rispettate tutte le norme, riunite nell’antitrust; un termine che per i non addetti ai lavori potrebbe quasi star indicare la nomenclatura di un medicinale, analogia non erronea considerati i suoi obiettivi.

Interessante potrebbe esser quindi un’analisi accurata dell’attuazione di tale norme a livello concreto.

Tutti conosciamo la Tim, nota società di telecomunicazioni, che ha avuto origine proprio da un erronea interpretazione della normativa antitrust. La società infatti è nata successivamente a quelli che i più datati ricordano come Telecom Italia; l’azienda decise di intraprendere una nuova strada, creando una società che fosse costola della Telecom per implementare quelle tecnologia che nel fine anni Novanta era quasi ed esclusivamente prerogativa di Nasa ed Esa.

Il progetto di nascita della Tim prevedeva quindi una stretta collaborazione tra la “casa madre” e la nuova società, senza tenere in conto il fattore concorrenza.

L’antitrust così ha avviato la procedura per abuso di posizione dominante, visto che in Italia le telecomunicazioni erano interamente gestite da Telecom, i cui dati precedentemente acquisiti nell’esperienza della telecomunicazioni fisse, avrebbero potuto determinare abuso nei confronti delle aziende che all’ora si stavano affacciando sul mondo dei dispositivi mobili, annientando di fatto la concorrenza. L’accusa muove dall’impossibilità per Telecom/ Tim di vendere propri dispositivi mobili all’interno degli esercizi commerciali, argomentazione che di fatto a Tim è sempre andata stretta poiché l’interesse principe era esclusivamente quello di evolvere il mercato delle reti di comunicazione e non dei dispositivi in sé.

L’AGCM interpretando erroneamente la normativa vigente impose alla nuova Tim che i propri tecnici, manager e i rispettivi amministratori lavorassero in maniera indipendente rispetto alla Telecom, così che le due società non potessero in alcun modo scambiarsi i dati relativi alle preferenze del mercato.

Con il progredire della tecnologia mobile, i dispositivi fissi oramai non hanno più alcun mercato, determinando di fatto una disintegrazione della vecchia società, che è finita per esser riassorbita in Tim.

Nel caso in cui la normativa antitrust fosse stata correttamente applicata, ad oggi delle due società presumibilmente nessuna delle due esisterebbe ancora.