A volte basta poco per far crollare qualcosa. Crolla una casetta fatta da un bambino con le costruzioni LEGO, come crolla l’edificio che è stato costruito dai migliori ingegneri. Costruiamo per ordinare, distruggiamo perché spesso siamo incoscienti e a volte invece, è ciò che ci sta intorno a distruggere, e il perché non lo capiremo mai in questo caso.

Spesso la vita è ironica, perché ci rendere partecipi delle cose con i mezzi più semplici. A me è servito un messaggio di mio fratello per sapere che, uno dei pezzi più belli della storia umana stava lentamente scomparendo davanti agli occhi di tutti. 

Il 15 aprile del 2019 infatti, bruciava la cattedrale di Notre Dame de Paris.

In realtà io purtroppo non sono mai entrata nella cattedrale e potrà sembrare strano, ma mentre vedevo la diretta di un’emittente francese su Youtube, io piangevo. Piangevo perché sono cresciuta guardando a Notre Dame come un simbolo, non solo della mia infanzia, ma dell’umanità stessa. Perché Notre Dame, forse come poche delle cose che l’uomo ha costruito, è simbolo vero e puro di come si possa costruire per ordinare cercando, di tendere a qualcosa che sta molto più in alto rispetto a noi. Qualcosa che non riusciamo né riusciremo mai a comprendere.

Quel maledetto incendio ha messo in ginocchio la Francia intera, che ha visto il suo simbolo per eccellenza disfarsi lentamente senza poter realmente fare qualcosa. Ha messo in ginocchio i potenti della Terra, Macron parlò alla popolazione commosso con le lacrime agli occhi, e ha messo in ginocchio uomini come gli scrittori. Loro che avevano guardato a quelle torri ammirati e magari cercando ispirazione e che le avevano studiate e analizzate, tra di loro non poteva mancare Ken Follett. Tutti che in quel momento speravano e chiedevano la medesima cosa, che tutto finisse prima di subito. A chi, non ci è dato saperlo, perché Notre Dame non appartiene né mai apparterrà soltanto ad una persona o ad una sola entità.

E volevo partire proprio da Ken Follett, perché nel suo amore senza limiti per la cattedrale, dopo l’incendio ha scritto un libro. È un libricino molto piccolo, il più piccolo tra i mattoni usati per costruire Notre Dame è sicuramente più grande. In quelle poche pagine riescono ad essere contenuti insieme, un sentimento grande come quello di uno scrittore che ha studiato quelle guglie e quelle torri approfonditamente oltre che a pagine e pagine di storia, fatte di incoronazioni, di bombardamenti, di re e regine e capi di stato e di uomini comuni.

Una storia che inizia nel 1163 quando il vescovo di Parigi, ordinò che la preesistente cattedrale venisse abbattuta. Perché? Esigenze di spazio, e in qualche senso anche di prestigio. Una cattedrale più grande avrebbe sicuramente dimostrato maggiore influenza e prestigio e avrebbe accolto le esigenze della popolazione che, grazie al periodo di prosperità economica e grazie alla istituzioni come l’università era in notevole aumento. 

Fu un’impresa titanica, che durò per ben 100 anni. 

E il risultato fu strabiliante se solo si pensa alle torri che maestose raggiungono i 69 metri di altezza. Una costruzione realizzata in maniera attenta e puntuale da una moltitudine di architetti, che ad esempio decisero di utilizzare una pietra calcarea parigina, estratta da cave che i trovavano non lontane dalla periferia della città. Iniziarono dal lato est, perché costruendo il coro avrebbero potuto ricominciare a celebrare la messa e decisero che non avrebbero gettato altrove i resti della vecchia cattedrale; per rendere la struttura più stabile infatti, vennero costruite mura di due strati riempiti nel mezzo proprio da quei detriti. Fu una costruzione titanica anche per le misure e gli standard utilizzati, un po’ come la sfida che in Italia fu la cupola di Brunelleschi, la struttura francese era profondamente appesantita. Tuttavia grazie all’ingegno degli architetti vennero aggiunti gli archi rampanti, una delle migliori espressioni dello stile gotico, che avevano la funzione di alleggerire la struttura donandole notevole respiro anche solo dal punto di vista estetico. 

Ci furono interruzioni e ci furono problemi, ma nonostante tutto ogni volta il progetto veniva completato in un suo tassello fondamentale. Negli anni ’40 del 1200 vennero aggiunti i rosoni ad esempio e nel 1250 le torri vennero erette nella loro imponente altezza. 

Quello che penso sia importante però, non è tanto il modo con cui venne costruita. Agli appassionati interesserebbe sapere che Notre Dame contiene determinate reliquie, o che fu costruita con una specifica quantità di mattoni e legno di quercia. 

Perché in realtà quando la guardiamo, vediamo si quanto sia imponente ma non ci soffermiamo su quella sensazione. Penso infatti che, in quel momento, scatti lo stesso meccanismo che si mette in moto ogni volta che guardiamo un quadro, riflettiamo su noi stessi. A volte ci sentiamo piccoli e spaesati come quando osserviamo qualcosa che non riusciamo a capire altre volte capiamo quando contiamo e quanto possiamo dare.  

E Notre Dame è anche tutto questo. Perchè non fu conquista di pochi eletti, ma fu la conquista di tutti coloro che la costruirono, architetti e manovali. Perché vide l’incoronazione di re e regine, e ascoltò le preghiere dei contadini che la visitavano per alleviare le loro pene. Al suo cospetto ci rendiamo conto di quanto sia piccolo l’uomo, e allo stesso modo di quanto possa dare a ciò che ha intorno. Quando si entra al suo interno si viene pervasi da quel senso di pace che poche cose riescono a replicare, perché costruendola non si aspirava solo al prestigio e alla fama. 

Con la sua costruzione l’uomo voleva avvicinarsi a ciò che non riesce a comprendere, renderlo un pochino più suo perché in parte ne spaventato e in parte profondamente affascinato. 

Ho tralasciato volutamente un particolare, Notre Dame nonostante tutto è ancora in piedi anche se ferita e lacerata nel profondo. In questo sta una delle cose più belle che l’uomo ha lasciato. Forse prima di fare tante cose dovremmo guardarla e riflettere, perché ciò che di buono abbiamo costruito, quando nel 1163 furono avviati i lavori per la nuova cattedrale, lo abbiamo costruito per l’eternità.

…e questo è il tempo delle cattedrali                                                                                                                       la pietra si fa                                                                                                                                                 statua, musica e poesia                                                                                                                                      e tutto sale su verso le stelle                                                                                                                             su mura e vetrate                                                                                                                                                    la scrittura è architettura…