Nella giornata di ieri, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di pandemia a seguito degli sviluppi del Covid-19, nome in codice del tristemente noto Coronavirus. Faccio una piccola premessa: questo non sarà un articolo a riguardo degli aspetti sintomatici o in generale eziologici del virus, chi scrive non è un virologo ed è ben lieto di seguire le normative ministeriali, invitando chi legge a restare a casa.

È quasi passato un mese da quel 18 febbraio, quando tutti i telegiornali aprirono le loro edizioni con la notizia del primo caso positivo di Covid-19 a Codogno, comune di quasi sedicimila anime nel lodigiano. Non passò molto e già i primi esperti della Rete diedero la loro sentenza: “Nulla di più di un influenza stagionale”, “Guardate i tassi di mortalità, cifra davvero esigua”, “A rischio soltanto gli over 75”. Contestualmente alle parole profetiche degli immunologi internettiani aumentò il numero di casi in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. In Italia la politica, gioca un ruolo in ogni aspetto della vita pubblica, e durante l’avanzare del Virus anche questa si mosse.

I Governatori delle prime regioni colpite invocarono da subito l’utilizzo di misure urgenti per prevenire il numero dei contagi, mentre la controparte politica affermava di riaprire i musei poiché “La cultura è vita”. Noto fu il gesto del Governatore della Lombardia Fontana, il quale affermando che una sua stretta collaboratrice fosse risultata positiva al virus, decise di porsi in quarantena indossando una mascherina chirurgica, con non poche difficoltà. Il gesto plateale diede vita a ciò che nel gergo social si definisce “flame”, ovvero una serie di messaggi o hashtag provocatori agli indirizzi del Governatore. Negli stessi giorni, il sindaco di Milano, Beppe Sala promosse un’importante clip dove venivano mostrati i luoghi simbolo della città meneghina invitando i milanesi a proseguire le proprie attività per non far vincere la paura (#milanononsiferma). Raccogliendo l’invito del sindaco Sala, il segretario nazionale del Partito Democratico Nicola Zingaretti il 27 febbraio si fa fotografare assieme a un gruppo di giovani e commenta

Un aperitivo a Milano, ho raccolto l’appello lanciato dal sindaco Beppe Sala dal Pd Milano. Non perdiamo le nostre abitudini, non possiamo fermare Milano e l’Italia. La nostra economia è più forte della paura: usciamo a bere un aperitivo, un caffè o per mangiare una pizza. Coraggio, reagiamo uniti e insieme ce la faremo!”.

Purtroppo, dieci giorni dopo, il 7 marzo, il segretario annuncia via Instagram di aver contratto il Coronavirus. Nella stessa settimana, precisamente il 3 marzo, l’emittente televisiva francese Canal + diffonde un video satirico dove un pizzaiolo è intento a preparare la “pizza corona” sputandoci sopra. Tra l’imbarazzo generale, l’emittente si vede costretta a rimuovere il video e l’ambasciatore francese in Italia “sigla” il trattato di pace col Ministro degli Esteri Di Maio attorno ad una pizza di Gino Sorbillo. Nel frattempo, nel resto d’Europa non vengono prese misure serie atte ad evitare il diffondersi del contagio. L’8 marzo in Francia si riuniscono 3500 cosplayer dei puffi, mentre in Belgio le scuole sono rimaste aperte nonostante casi accertati di Covid-19 tra gli insegnanti.

In Italia dopo il primo momento di sottovalutazione del problema i toni sono drasticamente cambiati. A seguito del DPCM dell’8 marzo, dove venivano prese misure di contenimento del contagio in Lombardia e altre 14 province è iniziato l’esodo dei fuorisede provenienti dal resto d’Italia. Nelle ore precedenti alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, venne diffuso sui social la bozza del decreto, scatenando il panico in coloro che avrebbero rischiato di rimanere confinati nel Nord Italia. Col successivo DPCM del 9 marzo, le misure previste per la Lombardia e le 14 province già interessate dal DPCM dell’8 marzo, vennero esteso a tutto il territorio nazionale. In questo frangente, gli stessi che promuovevano gli aperitivi contro la paura divengono i più intransigenti contro i fuorisede “fuggiaschi” e iniziano a leggere i Promessi Sposi” citandone episodi e cogliendone analogie. Da inizio settimana si è fortunatamente diffuso #iorestoacasa e una serie di raccolte benefiche per aumentare i posti letto nei reparti di terapia intensiva, specie in Lombardia dove il sistema sanitario è quasi saturo. La luce in fondo al tunnel appare ancora molto lontana e l’effetto dei decreti non si vedrà prima del 3 aprile, ma si possono fare delle constatazioni e alcune previsioni. La politica italiana è da sempre abituata alla pratica del trasformismo, ma mai quest’ultima è stata così accelerata come in queste ultime settimane. Potremmo definirlo un “trasformismo terapeutico”, che potrà avere solo effetti positivi sulla salute pubblica.

Con questa quarantena forzata, ci si sta rendendo conto della grande importanza dei rapporti interpersonali, dell’imprescindibilità dell’Altro. Ci accorgiamo del valore delle cose solo quando quest’ultime vengono meno. Riprendendo un estratto dal discorso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, auguro a tutti di sfruttare questo momento per dar sfogo alla propria curiosità.

Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore e per correre insieme più veloci domani.