Il discorso di fine anno da parte del Presidente della Repubblica, è sempre stato un appuntamento importantissimo per gli italiani, ma mai come quest’anno si è sentita l’attesa per le parole del capo di Stato.

Mattarella ricorda come, nonostante si viva nell’era dei social in cui si è costantemente connessi, il messaggio di fine anno non si pone come un mero rito formale bensì come un augurio personale del capo del Quirinale il quale permette anche di fare un bilancio personale dell’anno trascorso. La tradizione iniziata col Presidente Luigi Einaudi va preservata e mantenuta, soprattutto perché eseguita dal Quirinale, la casa di tutti gli italiani. Mattarella non le manda certamente a dire, anzi questo discorso gli permette di sviscerare con cura gli eventi salienti del 2018, consentendogli anche di esprimere pensieri pesanti e inequivocabili sull’esecutivo giallo-verde. 

L’affetto avvertito dal Capo di Stato è sintomatico del bisogno d’unità, raffigurato da chi rappresenta la Repubblica. Sentirsi comunità significa responsabilità, poiché ciascuno di noi è protagonista del futuro comune, urge rifiutare l’astio e l’intolleranza e aggiunge il Presidente:” So bene che molti diranno che si tratta di retorica dei buoni sentimenti e che bisogna prima pensare alla sicurezza”. “Quest’ultima è condizione di un’esistenza serena, la quale deve necessariamente partire da qui”. La sicurezza è carente soprattutto in certe aree dove la prepotenza delle mafie si fa sentire più pesantemente, e in molte periferie urbane dove il degrado favorisce il diffondersi della criminalità. Chiaro riferimento al decreto sicurezza, fortemente voluto dalla Lega e dal suo segretario Matteo Salvini, più stringente in termini di immigrazione, ma che secondo alcuni potrebbe aver l’effetto contrario a causa dell’aumento di permanenza nei centri di rimpatrio.

Sicurezza è anche lavoro, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, serenità per gli anziani dopo una vita di lavoro e sacrifici. Il presidente, ha ricevuto a Torino da alcuni bambini la cittadinanza per un paese immaginario chiamato Felicizia, per indicare l’amicizia come strada per la felicità. Un sogno, ma guardiamoci dal confinare i sogni e la felicità alla stagione dell’infanzia, come se questi valori non fossero validi anche per il mondo degli adulti; ovvero non dobbiamo aver timore di mostrare buoni sentimenti che rendono migliore la società. Spesso la società civile è arrivata più efficacemente delle istituzioni nelle realtà disagiate del nostro paese, sopperendo ai compiti dello Stato. Queste reti di solidarietà hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e anche per questo vanno evitate tasse sulla bontà (riferimento alle tasse imposte al terzo settore, ovvero quelle delle organizzazioni no-profit), è l’Italia che ricuce e che dà fiducia. 

Qui si indugia su un aspetto assai importante della società odierna. Determinati valori, sono entrati oggi nella sfera del buonismo, ovvero dimostrando certi sentimenti o anche portando un certo tipo di riflessione, si rischia di cadere nella definizione di buonista. Il Presidente ci invita a ritrovare la bontà e l’amicizia dei bambini, i quali concepiscono il mondo come un unicum di persone, indistinte da gerarchie sociali e nazionali, che perseguono il bene comune.

L’immagine dell’Italia non deve essere quella degli ultras violenti ovvero delinquenti travestiti da tifosi, i quali travisano il messaggio positivo dello sport.

Esortare a una convivenza più serena non significa chiudere gli occhi dinanzi alle difficoltà. Molte sono le questioni problematiche del paese: il tasso di disoccupazione intollerabile, l’alto debito pubblico il quale pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani, il calo della capacità competitiva del sistema produttivo, la carenza e il deterioramento delle infrastrutture, le ferite del territorio. 

Non esistono però ricette miracolistiche, ma solo lavoro tenace e coerente che porta a risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno. Altro chiaro riferimento al governo Conte, che nelle prime bozze della legge di bilancio da presentare in Commissione Europea poneva un miracolistico rapporto deficit pil al 2,4% salvo poi ritrattare a 2,04%.

Traguardi consistenti sono stati raggiunti sono stati raggiunti nel tempo. L’universalità e l’effettiva realizzazione dei diritti di cittadinanza sono state grandi conquiste della Repubblica. Lo stato sociale raggiunto è un modello positivo da salvaguardare.

“Ieri sera-aggiunge il Presidente-ho promulgato la Legge di Bilancio nei termini utili a evitare l’esercizio provvisorio. Aver scongiurato l’apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme, liberamente sottoscritte, conferisce stabilità. La mancanza di un opportuno confronto con le forze sociali richiede un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento. La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha deciso di investire il proprio futuro e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole, aggiunge: “Vorrei rinnovare un pensiero di solidarietà per i famigliari di Antonio Megalizzi, il quale comprendeva che le difficoltà possono essere superate col rilancio dell’Europa dei diritti e della convivenza. “Quest’anno saremo chiamati al rinnovo del Parlamento Europeo a quarant’anni dalla sua prima elezione diretta, mi auguro che la campagna elettorale si svolga in un clima di serenità e di serio confronto”. Molte sono state le polemiche circa lo svolgimento della stesura del testo definitivo della legge di bilancio, lettura in ritardo delle norme da parte del parlamento, continui rinvii del maxi-emendamento.

Non certo una bella pagina di trasparenza del governo del cambiamento. Mattarella ci ricorda anche che la tanto discussa Europa, di cui sempre più aumenta lo scetticismo, è l’ambiente scelto dall’Italia per poter proseguire nella storia del mondo, senza rinunciare ad aver voce nel mondo della globalizzazione pur tenendo alle proprie radici e tradizioni. L’aspro dibattito contro l’Europa gioca solo a favore di chi vuole l’Italia un paese debole privo di ossatura, oggi più che mai abbiamo bisogno di tendere la mano a quelle istituzioni europee da cui sempre più ci stiamo allontanando.

“Un pensiero alla signora Anna che la notte di Natale ha telefonato i Carabinieri chiedendo loro compagnia. Significativo come si sia risolta ai Carabinieri, la loro divisa, come quella di tutte le Forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco, è il simbolo d’istituzioni al servizio della comunità. Si tratta di un patrimonio da tutelare in quanto appartiene a tutti i cittadini.” Specie oggi dove le polemiche nei confronti della divisa sono all’ordine del giorno, sentire certe parole costituisce una rarità. Si corre sulla cresta dell’onda, delle Forze dell’ordine viste come serve cieche di uno stato che danneggia i propri cittadini. Ahimè ci sono state occasioni in cui l’ignobiltà di certi soggetti hanno macchiato la divisa, ma non per questo deve divenire paradigmatico il rapporto tra Forze dell’ordine e violenza spregiudicata e ingiustificata.

“Ringrazio anche Papa Francesco, impegnato nel suo magistero volto a promuovere la pace e la coesistenza sociale.” Il Papa argentino, più di chiunque religioso degli ultimi tempi, ha assunto una caratura sociale e politica che forse solo San Giovanni Paolo II ha vantato prima di lui. Bergoglio sta facendo ciò che Wojtyła ha fatto contro il blocco sovietico e il comunismo, sta affrontando con forza e decisione apostolica il blocco capeggiato da Trump e dai membri del Patto di Visegrad. 

Assieme alle parole del Presidente Sergio Mattarella, colgo anch’io l’occasione per rivolgere a tutti gli auguri di un sereno 2019.