GENIO IMMORTALE

Il 5 dicembre 1926 moriva uno dei geni indiscussi dell’arte contemporanea: Oscar- Claude Monet, passato alla storia come “Claude Monet”, con i suoi ottantasei anni fu uno dei pittori più longevi del suo tempo.
Claude Monet fu il frutto dell’amore fra Adolphe Monet e Louise-Justine Aubrèe dai quali riprese lo spirito avventuriero e ribelle e la raffinatezza. Suo padre era un marinaio, solitamente solcava i mari europei su navi mercantili, approdò definitivamente a Parigi per sposare la bella Louise, nacquero Lèon Pascal e Oscar- Claude Monet.

Completamente in contrasto con il fratello, Claude era “un ragazzo naturalmente indisciplinato”, si sentiva oppresso e soffocato dalle istituzioni scolastiche, come testimonia lui stesso “[…] Vivevo la scuola come una prigione e odiavo trascorrere il mio tempo lì, anche se per sole quattro ore giornaliere”. Si distinse fin da subito nel disegno, sua materia prediletta, unico momento in cui riusciva ad esprimere se stesso al mondo,”Disegnavo ghirlande sui margini dei miei libri ed ero solito ricoprire la fodera blu dei miei eserciziari con ornamenti fantastici, o magari con raffigurazioni irriverenti dei miei insegnanti, soggetti a distorsioni estreme”.

Solo adolescente aveva già intuito quale sarebbe stata la sua strada: all’aria aperta «dove il sole era allettante, il mare affascinante, e dove era semplicemente meraviglioso correre lungo le scogliere, o magari sguazzare nell’acqua».

Il 1857 fu un anno di cambiamenti radicali per il pittore, dopo aver perso la madre nel mese di gennaio, privo di ogni sostegno da parte del padre, che lui considerava un fallito abbandonò il collège; intenzionato di privarsi anche delle sue ambizioni artistiche pensò di dedicarsi al lavoro del padre, fu grazie alla zia Lecadre che iniziò a frequentare l’artista Jacques- Francois Ochard salvando così la sua indiscussa dote artistica.

Inziò a realizzare caricature degli abitanti di Le Havre, percepiti dal giovane ipocriti e ridicoli, vendendole al prezzo di venti franchi. In questo momento ebbe inizio la sua scalata artistica, aspirando a raggiungere la fama e la notorietà dei colleghi a lui contemporanei.

All’età di quattordici anni si recò a Parigi dove incontrò, nel Salone del 1859 i maggiori esponenti delle correnti dell’800, entrando in contatto con le pitture di Delacroix, Decamps, Rousseau, Duprè, Courbet, Corot e Millet, dalle quali rimase ammaliato.

La vita di Monet però non fu facile, per seguire la sua carriera artistica viveva una vita precaria e disordinata, nel 1869 i creditori gli confiscarono tutte le tele in suo possesso, non potendone dipingere altre per mancanza d colori.

Neanche Monet, d’altronde, era desideroso di asservirsi a un artista troppo legato ai convenzionalismi borghesi e pertanto non esitò a iscriversi all’Académie Suisse, scuola d’arte privata fondata a Parigi da Charles Suisse, un pittore emulo di David: in questa scuola Claude aveva a disposizione modelli veri per pochi soldi e poteva sperimentare liberamente i propri progetti artistici, considerata la totale assenza di esami di ammissione o di docenti troppo restrittivi.

Posto davanti ad una scelta, nel 1861, Monet decise di seguire l’amato tormento del suo cuore: chiamato alla leva militare avrebbe potuto rifiutare pagando una somma di 2500 franchi, risarcendoli al padre lavorando nella drogheria di famiglia, sacrificando la propria vocazione. Venne arruolato ad algeri, città che risultò per la sua carriera artistica fondamentale,“un periodo genuinamente meraviglioso” durante il quale «Pensavo solo a dipingere, tanto m’inebriava quello stupendo paese».

Una volta fatto ritorno a Prigi frequentò l’accademia di Charles Gleyre, dove ebbe modo di perfezionare gli aspetti tecnici della sua pittura, allenandosi nel disegno, nello studio del nudo e della prospettiva.

Altro momento decisivo per la sua vita artistica fu l’incontro con Alfred Sisley, Pierre-,Auguste Renoir e Jean Frèdèric Bazille, li accomunava il ripudio per il disegno accademico, che ritenevano sterile e asettico. Fu con loro, infatti, che nell’aprile del 1863 si recò nel cuore della foresta di Fontainebleau, accendendo una fiamma che innescò un vero e proprio fuoco che diede il via a una delle correnti più conosciute, amate e discusse dell’800: l’impressionismo. Si trattava non di un movimento rivoluzionario o di protesta, ma che verteva sulla riflessione tecnica e la sperimentazione creativa dal carattere fortemente innovativo.

Rivoluzionò, però, il modo di imprimere i colori sulla tela, utilizzando colori puri, sconvolgendo perfino l’idea di chiaro-scuro conosciuta sino ad all’ora: introducendo il concetto di “macchie di colore”, molto più vicino alla realtà.

Nel 1874, gli impressionisti, rifiutati al Salon ufficiale organizzarono “Le Salon des refusès”. Recatosi, incuriosito dalla novità, alla mostra il critico d’arte Louis Leroy, riportò la propria critica sulla rivista “le Charivari”:

“ah eccolo, eccolo” esclamò dinanzi al n.98. “che cosa rappresenta questa tela? Guardate il catalogo”. “inìmpressione, sole nascente” “impressione, ne sono sicuro, ne ero sicuro. Ci dev’essere dell’impressione, là dentro. E che libertà, che disinvoltura nell’esecuzione! La carta da parati allo stato embrionale è ancora più curata di questo dipinto”

Divertiti da questa riflessione, gli artisti che utilizzavano lo stile di Monet decisero di appropriarsi del termine “impressionisti” per definirsi.

Come ogni grande successo, lo stile impressionista fallì, lasciando questi artisti con un forte debito finanziario sulle spalle e pronti a dichiarare la sconfitta.

Monet sentì ben presto l’esigenza di stabilirsi in un sobborgo agreste, Argenteuil rispondeva perfettamente a questo desiderio: si trattava di un piccolo villaggio placidamente disteso sulla riva destra della Senna di notevole interesse storico e architettonico che godeva di un’attività viticoltrice e  assai intensa, qui riuscì a portare avanti i propri studi sul colore, affascinato dal riflesso che la luce creava sull’acqua cercando di tradurre sulla tela gli affascinanti giochi luminosi.

Ancora più catastrofica era la sua vita personale. Le asperità economiche non si attenuarono e, per di più, la malattia dell’amata Camille, divenuta sua moglie nel 1870 si aggravò spegnendosi il 5 settembre 1879, per Monet fu un colpo terribile, si sentì perso e privato della persona alla quale voleva immensamente bene e con la quale aveva sempre condiviso gioie e dolori.
Nel 1890 Monet, forte di una certa sicurezza economica, poté finalmente acquistare il suo casolare di Giverny e realizzare il sogno di una vita: quello di dedicare il proprio tempo al giardinaggio realizzando un sontuosissimo parco ornamentale intorno alla sua dimora. Una volta che riuscì a coltivare il proprio “Eden” lo utilizzò come protagonista degli ultimi capolavori che regalò al mondo, il 5 dicembre 1926 si ricongiunse di nuovo all’amata Camille.

Monet, di cui oggi se ne ricorda la morte, può essere considerato uno degli artisti più “infuocati” della storia dell’arte, grande esempio di intraprendenza e solerzia, innovatore e ricercatore non abbandonò mai la sua attitudine, tramutando la sua vocazione in una preziosa eredità per il mondo e le generazioni future.