“Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi che fai, Silenziosa luna? […] E tu certo comprendi Il perché delle cose, e vedi il frutto Del mattin, della sera, Del tacito, infinito andar del tempo.”

-Giacomo Leopardi.

Strano astro, la luna, risplende grazie alla luce riflessa del sole eppure più affascinante e misteriosa, silenziosa paladina e custode di mille segreti e dei pensieri più intimi dell’uomo, musa ispiratrice con la quale gli artisti hanno creato una relazione duratura nei secoli, cercando di catturarne l’imperscrutabile incanto: a lei sono stati dedicati poemi, romanzi, canzoni, sonate. Il pittore romantico William Turner corteggia la luna con quest’opera che la pone al centro della composizione, controlla il tacito mare che la riflette valorizzandone i colori caldi e ovattati. Tutta l’opera trasmette, a differenza delle tipiche tormente di Turner, calma e pace, ma nonostante questo vi è una costante ricerca del sublime, ovvero che il raggiungimento dell’assoluto, della soglia più alta, che non è proprio dell’oggetto percepito ma del soggetto che contempla tutto ciò. I paesaggi di Turner anticipano quelli impressionisti, innalzano la natura dandole una forte dignità estetica che suscita forti emozioni nell’osservatore.  

L’acqua, emblema dell’animo umano nel romanticismo: calma in apparenza ma tormentata e controversa nel profondo, più si va giù e più diventa scura e irraggiungibile, come la luna osserva gli struggimenti dell’uomo ma ne conserva silenziosamente il dolore, come si fa con i tesori. Lo spettatore di fronte a questo quadro è costretto a rimanere solo con se stesso, a specchiarsi nel mare e navigare dentro di se abbandonandosi alle onde, è da se stessi che bisogna essere rapiti non dai mille problemi della vita, cosa sono in confronto alla grandezza della luna? Essa non si affanna, non si affatica, non anela eppure compare ogni sera splendente nel cielo, a rischiarare chi del turbamento ne ha fatto dimora, ma come la luna non sarebbe nulla senza il buio che la valorizza così ogni persona non sarebbe unica e diversa senza il dolore che l’avvolge, sono le sofferenze a creare la forza di ciascuno, sono come i crateri della luna: esistono eppure non ce ne si cura, si rimane impressionati dalla sua bellezza, non dai suoi difetti.

Bisognerebbe ogni sera fermarsi e osservare il cielo, le stelle, la luna e chiedersi per cosa si sta davvero vivendo: per seguire i propri sogni o quelli prefabbricati che vengono imposti? Per cosa vale davvero la pena consumare le proprie energie e il proprio tempo?

“Sii consapevole delle stelle e dell’infinità. Dopotutto la vita sembra quasi incantata” -Van Gogh.

Chiaro di luna, studio a Millbank, William Turner, olio su tavola, 1797, Tate Britain, Londra.