Una collaborazione che profuma di amicizia. Due voci diverse ma allo stesso tempo intime, profonde e misteriose. Un duo che trasuda romanità da ogni nota, che racconta la vita di due ragazzi cresciuti a pane e sanpietrini senza artifici, senza censure né giri di parole.

Un vocabolario tutto loro, impregnato di semplicità, una foto di Trastevere trasformata in musica: pellaria, nasone, ciocie, iunta, lella e tante altre forme dialettali di cui sinceramente ignoravo l’esistenza, ma ci sta, di brutto.

Carlo Luigi Coraggio, aka Carl Brave e Federico Bertollini, in arte Franco 126 (di cui vi ho già parlato qui), quattro mani che hanno realizzato un disco, Polaroid, che è diventato un cult, colonna portante dell’indie-pop italiano.

SPOILER: le strade dei due, inizialmente destinate ad una produzione molto più ampia di una semplice revisione del disco di debutto, ovvero Polaroid 2.0, si sono separate da circa un anno: Carl Brave ha rilasciato Notti Brave, album che ha visto la collaborazione di artisti del calibro di Fabri Fibra, Max Gazzè e Giorgio Poi, Franco126 è invece reduce dal clamoroso successo di Stanza Singola, EP rilasciato nel gennaio 2019 e seguito da un fenomenale tour in tutt’Italia.

 

Pertanto, l’analisi verterà esclusivamente su Polaroid, essendo l’unico lavoro che vede presenti entrambi gli artisti. E quale miglior modo per introdurvi in questo mondo di birre e sigarette della prima traccia del disco? Stiamo parlando di Solo Guai, brano che si apre con un leggero giro di chitarra, quasi a voler dare il benvenuto a chi ascolta. La storia raccontata è un amore durato troppo poco e diventato un doloroso silenzio:

[Franco126]
“Non si muove una foglia, mi passa la voglia, inzuppo il riso dentro alla salsa di soia

stappo queste bottiglie con un accendino, balliamo sopra i sampietrini con il motorino

tu come stai? E’ un po’ che non ci sentiamo, io solo guai,
meglio se non ne parliamo, ti direi dai, prendi un aereo e partiamo
ma tanto ormai, ma tanto ormai

 

[Carl Brave]

“Noi sopra un pedalò, ho visto la vita da un oblò e ho detto no
mi sono perso poi tu mi hai dato in mano un TomTom, sono passato da fase REM a fase Rom
Roma d’estate è sola, io col cuore in gola, lei che era bella bionda ora s’è fatta mora
squaglio le ciocie sui sampietrini, amici desaparesidi”

Neanche il tempo di metabolizzare il messaggio ed ecco che irrompe la chitarra elettrica di Sempre in due, traccia n°2, spaccato della vita dei due artisti tra le disavventure che una città immensa nasconde ad ogni angolo, di quanto Roma sia capace di creare e distruggere rapporti, amicizie, relazioni. La canzone parla infatti di qualcosa che si è rotto, una sconfitta, una scommessa persa:

 

[Franco126]

“Io che c’ho solo guai dentro le tasche dei miei Levi’s ,
vorrei rubare i desideri a Fontana di Trevi, abbiamo stesso sangue, no, non serve che mi spieghi,
te dimmi dove sei mi faccio tutta Roma a piedi
il tuo ricordo sfuma una notte senza luna, lei si morde un’unghia e fuma
e questa birra è tutta schiuma, sorrido a mio fratello, siamo su di giri
fiori cresciuti in mezzo ai sampietrini”

 

[Carl Brave]

“Scotch sulla fotocamera del Mac, non ce la faccio più, uh va bene coffee break
ho passato mesi a ballà la techno, il mio amico veneto mi chiama vecchio
lamia amica che nasconde il sushi nella borsa Gucci, terra panni sporchi che non stendo, no
Un’altra multa di sale che prendo, oh

e c’avrei scommesso su noi due, una vita intera sempre in due
e c’avrei scommesso su noi due, e invece ognuno per le sue”

 

È sempre una chitarra leggera ad aprire Noccioline, traccia leggermente diversa dalle altre ma che conserva lo stesso nucleo: Roma, quotidianità, amore, alcool. È il trionfo della spensieratezza, del buon umore e della tranquillità che, nonostante tutto, l’hanno vinta sui troppi sentimenti negativi che si nascondono dietro parole sbagliate, sguardi, gesti.

[Franco126]

“Sto bestemmiando da due ore contro un bancomat,
mi sa tanto che mi ha fregato la mia MasterCard
lei su un gradino che sta litigando coi collant, e ci mancavano solo le rose e il vucumprà
a cosa serve il Conto Arancio se sto sempre in rosso? Mi sto fumando sotto,
per darti spago ho perso il filo del discorso, pareva una sitcom, si, con le risate sotto!

(…)
ho fatto una battuta e non faceva ridere, di colpo il gelo, non sapevo più che dire,

m’hai detto famo aperitivo e ho preso tre bire, e ho finito pure le tue noccioline”

 

[Carl Brave]

Tuo nonno m’ha detto che era meglio quando c’era lui, e che so’ tutte ingiurie
e che è su tu-tutte le furie, voglio mangiare fino a stare male,
acqua e vino a colorare, lascia fare
lei mi rimbalza come l’acqua sul cucchiaio, dice me ne dice un paio se non me la squaglio
ma prima passami la mayo, dice non mi sono accorto del suo nuovo taglio”

 

Brindisi e amore sempre a braccetto e al centro delle strofe di Alla tua, una traccia che teletrasporta chi ascolta in un piccolo bar della periferia romana con una birra in mano, un gruppo di amici e il sole che tramonta arrossendo le guance, il tutto su una base molto veloce che non può non farvi venire voglia di ballare:

 

[Carl Brave]

“Ti ho chiamata con un filo tra i bicchieri, ti rivedo dopo anni e sembra ieri
stesi sotto i platani, sopra una rivista vintage che parla di Platini
dici se esce femmina la chiameremo Natalie, io che ho fatto le corna, ehi
canticchiando un ritornello in un inglese fake, tu dimmi cosa vedi nella forma delle nuvole”

 

 [Franco126]

“E mano nella mano, si incrocia la mia linea della vita con la tua
Come edere sul muro che si affaccia sulla via,
ci perdiamo nel ghiaccio di un bicchiere di Kahlùa, brindiamo alla mia, brindiamo alla tua

alla mia, alla tua

sul nove un film in cui vincono i buoni, guardo fuori e sembra ieri
con la pioggia nei bicchieri e la testa sempre altrove, aspettando da ore il 19 che non passa
bastava uno sbadiglio e non servivano parole, forse mi stai pensando
che mi fischiano le orecchie”

Manifesto della romanità è, senza ombra di dubbio, Pellaria, termine del gergo giovanile romano che significa, sostanzialmente, uno stato di alterazione psico-fisica dovuta all’alcool o, in altre parole, una sbronza, stare con la testa tra le nuvole, non capirci più nulla. Il messaggio però non è un invito all’autodistruzione, piuttosto a godersi quello che nasce e cresce nella propria mente, e tenersi stretto quanto resta una volta che gli effetti dell’alcool sono spariti.

 

[Franco126]

“Oggi non ne ho fatta una giusta, mea culpa, è più di un’ora fa che avevamo la punta
di nuovo scontri in curva tra polizia e ultras, faccio la sauna nella metro nell’ora di punta
lei gira in casa scalza, serrande a mezz’asta, apri la finestra che c’è cappa
è passata una vita e non mi passa

na na, ancora che stamo pe’ l’aria, ancora che stamo pe’ l’aria”

 

[Carl Brave]

“Sul tram un rom suona la fisarmonica, un SUV, un Casamonica
la paga è sempre modica, eh, Villa Pamphili è verde, pare l’Amazzonia
io a casa che guardavo La Posta di Sonia
i pizzardoni che mi fanno un’altra multa, sale sul buitoni dammi un po’ di junta
lei è di Roma però è della Lazio, eh beh, annoiata sta giocando a Ruzzle”

Come vi ho già anticipato, in una recente intervista Franco126 ha dichiarato che non ci sarà una seconda collaborazione con Carl Brave, salvo sporadici featuring finalizzati a singole canzoni, nessun tour e nessuna speranza che le cose cambino, almeno nel breve periodo. Scelta di marketing o volontà di percorrere strade diverse? Probabilmente più la seconda che la prima, ed è opinione di molti che Polaroid resterà il primo e ultimo lavoro dei due.

L’altra faccia della medaglia è però un album valido, rilassante ed intimo, che ha spianato la strada a due giovani artisti, partiti da Trastevere e diretti chissà dove.

Ascoltate Carl e Franchino, Polaroid, Notti Brave e Stanza Singola, lasciatevi trasportare dalla musica e dalle loro parole. Chiudete gli occhi, alzate il volume.
Benvenuti a Trastevere, birra?

 

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che si emozionano 

nel fissare il mare, contemplandone silenzio ed energia.

Questo articolo va a Gigi, che mi ha fatto scoprire Franchino,

e al Ilaria, incontrata per caso e diventata preziosa.