Sono tre, sono di Milano e hanno una grinta pazzesca. Sono i Ministri, band alternative-rock che dal 2003 ad oggi ha contribuito, e non poco, a far sviluppare il panorama indie-rock italiano. I loro testi sono pura energia tramutata in parole, le sonorità passano dalle semplici ballad a rock nudo e crudo, con il costante elemento di forza che è la voce grezza ma ipnotica di Divi (nome d’arte del frontman e bassista Davide Autelitano), sposa perfetta delle strumentali di Federico Dragogna (chitarra e seconda voce) e di Michele Esposito (batteria).

Il loro album d’esordio è stato I soldi sono finiti, pubblicato nel 2006 e frutto di continue modifiche stilistiche e collaborative. Il disco riscuote un certo successo ma suscita una serie di critiche: nella copertina del disco è infatti inserita una vera moneta da 1 €, scelta del gruppo per voler sensibilizzare gli acquirenti alla crisi che il mercato musicale stava (ora non è che se la cavi molto meglio) vivendo. Inoltre, nel libretto che accompagna il disco, è presente un resoconto delle spese sostenute nella realizzazione dello stesso.
Perla del disco è la traccia 12, Abituarsi alla fine. È un messaggio molto chiaro, tutte le cose finiscono, che ci piaccia o meno, un pugno in faccia ai sentimenti buonisti di amore eterno e fedeltà assoluta, e l’unico modo per lenire almeno in parte questo dolore è prevedere che ciò accada e, di conseguenza, abituarsi:

“Se non ci credi più, se dormi e sei più stanco
se oggi è già domani e non è successo niente
se l’hai capito già, e poi non riesci a dirlo
che i nostri sogni sono più tristi uno dell’altro
va tutto bene, va tutto bene, ci siamo solo persi di vista
va tutto bene, va tutto bene.
Ci vuole tempo per ricominciare, per abituarsi alla fine!”

Ispirato alla poesia di Bertolt Brecht Quelli che verranno dopo di voi e pubblicato un anno dopo l’EP La Piazza, è del 2008 il secondo album della band Tempi bui, una maleducata recensione dell’attualità senza troppe censure. Tutta la cattiveria e la frustrazione dei ministri trova sfogo in Diritto al tetto, pezzo che è gentile violenza, carico di energia che esplode lentamente, nota dopo nota, è una riflessione sull’essere umano che troppo spesso si ritrova senza un tetto, non solo quello in tegole di un condominio in affitto, ma il tetto della sicurezza e della sopravvivenza, messe in discussione in un folle gioco che ha come premio una vita migliore, che però è riservata a pochi eletti.

“l’anima non serve, serve un posto dove stare
l’anima alle bestie, noi pensiamo con il pane
le case vuote puzzano di marcio e di sconfitta
tiriamo su un ostello nella steppa
diritto al tetto e a non avere un tetto”

Nel 2013, accompagnato da una costante crescita di fama e fan e dopo alcune collaborazioni con artisti italiani e non, i Ministri pubblicano Per un passato migliore, autentico capolavoro compositivo e musicale. È un album che porta a riflettere, è uno specchiarsi e confrontarsi di continuo con la vita e con le proprie esperienze, raccogliere i frutti di un’esistenza che troppo spesso ci roviniamo da soli. La stessa band, durante un’intervista, ha dichiarato a proposito del disco:

“Non c’è governo, dio, crisi o amministratore di condominio che possa veramente rovinarci la vita; la vita è sempre altrove, ed è nostro dovere cercarla.”

Due su tutte sono le canzoni che “spaccano”: Comunque e Spingere, completamente diverse musicalmente ma con lo stesso messaggio di fondo.
Comunque si presenta come una raccolta di luoghi comuni sulla vita, sulle banche, sul lavoro, sul dover riuscire per forza a realizzare qualcosa, dimenticando però il punto di partenza: provare ad essere diversi e, citando il ritornello, provarci comunque! È la perfetta metafora del quotidiano, puoi essere chiunque e fare qualunque cosa, ci sarà sempre chi ti spierà dal cespuglio pronto a criticarti, per cui è fondamentale provare a cambiare qualcosa:

“e dai alla colpa a tutti anche a te stesso, come se fossi il primo a galleggiare
ma non c’è nulla che io possa fare, se non svegliarmi e ripetere che
la mia casa non vale niente, il mio orologio non vale niente
il mio vestito non vale niente, questa chitarra non vale niente
il mio contratto non vale niente, la mia esperienza non vale niente
il mio voto non vale niente, tanto vale provarci comunque!”

Spingere invece è invece un invito a prendere i propri limiti e lanciarli via da un finestrino mentre si viaggia a tutta velocità in autostrada, con un occhio al passato per godersi un futuro meno noioso e pieno di rimpianti, un mantra da ripetersi in continuazione:

“E chilometri, e chilometri di scogliere e di discariche
di balconi affacciati sui binari e sugli svincoli
non chiediamo altro al mondo che distruggerci e poi salvarci
prima che sia troppo tardi per i farmaci e per le plastiche
questa voglia di superarsi, e di spingere,
e di spingere!”

Nell’album c’è però un’ulteriore traccia da evidenziare con il pennarello fosforescente per quanto intima e significativa sia: è l’ultima traccia del disco, nonchè terzo singolo estratto come regalo ai fan (i quali sono i protagonisti del videoclip), e si chiama Una palude. Il brano è una riflessione sulla vita che, senza relazioni, è come una palude, bella ma dopo un pò stufa: essi sono indispensabili e rendono la vita quel magnifico casino che è e che sempre sarà, anche se alcune fanno male o altre sono veri e propri miracoli, come una pioggia di rane:

“volavo sopra le nostre case, non c’era nulla di eccezionale,
non è un segreto che la Terra sia una palude, senza di te,
volavo sopra le nostre vite, non c’era nulla di eccezionale,
non è un segreto che io sia cattivo come un bambino, senza di te, piovono rane dall’alto del cielo, la gente in strada che dice ancora
piovono rane dall’alto del cielo non voglio perderne neanche una!”

Ad oggi i Ministri hanno pubblicato altri due dischi, di cui l’ultimo, Fidatevi, che letteralmente spacca le casse, e se oggi l’indie-rock è quello che è, è anche merito loro.

Ascoltateli, FIDATEVI!

Brani consigliati:

Diritto al tetto
Una palude
Comunque Spingere Abituarsi alla fine