Non deve essere stato facile per un ragazzo bianco farsi strada nel quartiere più malfamato di una delle città più industriali degli USA, eppure ce l’ha fatta, e oggi il suo nome è sulla bocca di (quasi) chiunque abbia ascoltato almeno una canzone rap nella sua vita.

Di chi stiamo parlando? Di B-Rabbit, Slim Shady, Marshall Bruce Mathers III, o più semplicemente Eminem, ragazzo classe 1972 nato in una roulotte e cresciuto a Detroit, più nello specifico lungo la 8Mile Road, lungo rettilineo che divide la parte “bianca” della città da quella “nera”. Dopo aver definitivamente abbandonato gli studi, Marshall passa da un lavoro all’altro pur di mantenere la sua famiglia e la sua ragazza, mentre con alcuni giovani rapper locali cerca di sfondare nell’industria musicale, ma invano.

Il 1999 è il suo anno di grazia: nel febbraio di quell’anno infatti esce The Slim Shady LP, raccolta di brani che risale a due anni prima e che combina tracce crude, violente, ad altre più ironiche ed irreverenti. Perla e colonna portante dell’album è My name is, una sorta di introduzione a ciò che sarà il fenomeno Slim Shady, una canzone che sconvolse gli ascoltatori sin dall’inizio per i contenuti espliciti rappati senza troppi peli sulla lingua e incurante delle conseguenze e che, anche grazie al vortice di polemiche in cui fu coinvolto, dominò indiscusso le classifiche degli ascolti:

“99% of my life I was lied to.
I just found out my mom does more dope than I do.
I told her I’d grow up to be a famous rapper,
make a record about doing drugs and name it after her.”

(Il 99% percento della mia vita mi hanno mentito
ho appena saputo che mia madre si è fatta più di me.
Le ho detto che sarei cresciuto e sarei diventato un famoso rapper,
che avrei fatto un disco sulle droghe e glielo avrei dedicato
)

Quello tra Eminem e la madre non è mai stato un rapporto idilliaco: il rapper infatti non ha mai nascosto il rancore nei confronti dei suoi genitori, ma soprattutto su sua madre, ritendola un’eterna bambina troppo impegnata a curare i propri interessi ed a raccogliere i cocci dei suoi sogni infranti per provvedere al sostegno della famiglia. Lo sfogo più esplicito nei confronti della madre è quello che passerà ai posteri con il titolo Cleanin’ out my closet (The Eminem Show, 2002): nel brano Eminem si sbarazza, letteralmente, di tutti gli scheletri presenti nel suo armadio, tra cui il conflittuale rapporto con la madre, alla quale “sputa” tutta la rabbia repressa in anni di sofferenza, accusandola inoltre di essere la colpevole di tutti i dolori più forti subiti durante la sua vita e ripagandola di fatto con la stessa medicina, ovvero puntandole contro il microfono e dichiarando a tutto il mondo ciò che prova:

“see what hurts me the most is you won’t
admit you was wrong, bitch, do your song,
keep tellin’ yourself that you was a mom,
 but how dare you try to take what you didn’t help me to get,
you selfish bitch, I hope you fuckin’ burn in hell for this shit,
remember when Ronnie died and you said you wished it was me,
well guess what, I am dead, dead to you as can be…”

(sai quello che mi ferisce di più e che tu non ammetti di aver sbagliato,
puttana, fa la tua canzone, continua a ripetere a te stessa di essere stata una madre, ma come osi a cercare di prendere quello che non mi hai aiutato a ottenere,
tu, puttana egoista, spero che brucerai all’inferno per questo schifo,
ricordo quando Ronnie morì e tu dicevi che speravo fossi io,
bene indovina cosa, sono morto, più morto che mai per te
).

Cavalcando l’onda della crescente fama, Eminem debutta sullo schermo cinematografico nello stesso anno con 8Mile, film autobiografico che vinse l’Oscar l’anno successivo per la miglior canzone, Lose Yourself, colonna sonora e canzone più famosa del rapper.
In questo brano emergono riferimenti alla vita travagliata del rapper che però mantiene sempre accesa la luce della speranza, e tale fiamma brucia a tempo di musica, l’unica d0nna che abbia davvero amato durante la sua vita e che non tradirà mai. Eminem diventa quindi un “mental coach” spronando l’ascoltatore a continuare a lottare nonostante le difficoltà, e a difendere i propri sogni in ogni modo:

“So here I go, is my shot,
feet fail me not cuz maybe the only opportunity that I got!
You better lose yourself in the music, the moment
you own it, you better never let it go
you only get one shot, do not miss your chance to blow
this opportunity comes once in a lifetime”

(e allora vado, è la mia occasione,
le gambe non mi cederanno perché forse è l’unica opportunità per me!
È meglio che ti perdi nella musica, nel momento,
ti appartiene, meglio che non te lo lasci mai sfuggire
hai un colpo solo, non perdere la tua occasione di spararlo
quest’occasione viene una volta nella vita)

Nonostante l’enorme numero di rapper in attività, il nome di Eminem è costantemente in primo piano quando si parla di rap, sia per la capacità di rimanere sempre attuale, sia per la versatilità del suo inconfondibile stile. Nel 2018 si è reso protagonista di una serie di dissing contro l’intera scena trap (Migos, Lil Xan, Lil Pump, Drake), salvando dalle critiche poche mosche bianche, tutti contenuti in quel fantastico album che è Kamikaze.
Potevano mancare le risposte? Ovviamente no, e quella che ha provocato più clamore è Rap Devil (titolo non casuale se si pensa che Rap God è una traccia dello stesso Eminem) di Machine Gun Kelly, il quale lo ha definito vecchio e senza idee, insultando pesantemente anche membri della sua famiglia (tra cui la bellissima Hailie, figlia del rapper e la ex-moglie Kim) causando, quasi inevitabilmente, la contro-risposta di Eminem, Killshot, quattro minuti di accuse in rima nel quale il rapper di Detroit si toglie non pochi sassolini, concentrando sul malcapitato una pioggia di critiche che vanno dall’attitudine testuale all’atteggiamento con i fan:

“I’m sick of you bein’ whack
and still usin’ that motherfuckin’ auto-tune, so let’s talk about it
I’m sick of your mumble rap mouth
need to get the cock up out it before we can even talk about it
I’m sick of your blonde hair and earrings
’cause you look in the mirror and think you’re Marshall Matters

don’t mean you are, and you’re not about it
so just leave my dick in your mouth and keep my daughter out of it
You fuckin’!
Oh, and I’m just playing diddy, you know I love you”

(Sono stufo di te che fai il ridicolo
e continui ad usare quel cazzo di autotune, parliamone dai
son stanco del tuo mumble rap
devo suonartele ancora prima di poterne parlare
sono stanco dei tuoi capelli biondi e dei tuoi orecchini
solo perchè guardandoti allo specchio pensi di essere me
non vuol dire che tu lo sia, e non lo sarai mai
quindi lascia il mio cazzo nella tua bocca e
non mettere in mezzo mia figlia,
coglione!
Oh, comunque sto solo scherzando, sai che ti amo)

Eminem batte MGK 3-0 senza diritto di rivincita.
È anche in questo che si cela il genio di questo artista, riuscire a non annoiare nonostante la spietata concorrenza che, nel caso provi solo a pestargli i piedi, si ritrova a raccogliere i denti dopo un pugno di rime in pieno volto.
Se è vero che esiste un Rap God il suo nome è Slim Shady, un uomo cresciuto nel buio ma che ora illumina semplicemente rappando.