Un nome enigmatico, una voce pungente come quella di Andrea Appino, ed un universo interiore da raccontare, un’altalenante storia che li ha portati da Pisa a girare tutto lo stivale durante una carriera che li vede attivi dal 1994, ed è grazie ai sacrifici e l’estenuanze attività della band che lo stesso Appino, Qqru (Karim Cuccuru),Ufo (Massimiliano Schiavelli) e Il Maestro (Francesco Pellegrini) sono oggi i portavoce della scena indie-rock italiana.
Quello che emerge dalle canzoni dello Zen Circus (o degli Zen Circus, neanche loro sanno come dobbiamo chiamarli) è un grido di rivolta musicale, un invito a non essere tutti uguali, monotematici ma, come la loro musica, essere sempre diversi, il cambiamento non deve spaventarci. È proprio questo grido troppo spesso represso e strozzato che emerge nella canzone Viva, estratto dell’album Canzoni contro la natura del 2014.
Viva è una rivolta contro il qualunquismo, la banalità, una “guerra musicale” contro la società delle ombre che mitizza e minimizza chiunque e qualunque cosa, facendoci quasi dimenticare che gli unici artefici del nostro destino siamo solo e soltanto noi:

Il mio voto vale quanto quello di questo imbecille
allora cosa me ne frega delle vostre cinque stelle,
e di tutte le parole che vi sento blaterare
sopra il bene comune l’amore universale?
Non provo vergogna se mi date del pezzente
certo io non ho il cash, ma di essere attraente
e circondato da idioti non me ne frega niente.”

Vivere è una condanna secondo Appino, allora perché vivere omologati, banali, e tutti uguali? Il ritornello finale è la sintesi perfetta del messaggio che questa canzone vuole lasciarci:

“Di cosa ridete e di cosa urlate? Perchè festeggiate ancora l’estate?
Di cosa ballate? Di cosa vi fate? Tutti viva qualcosa, sempre viva qualcosa
evviva l’Italia, viva la fica, viva il duce, evviva la vita
viva il re, viva gli sposi, viva la mamma, evviva i tifosi
viva la pappa col pomodoro, viva la pace, evviva il lavoro
viva la patria, la costituzione, viva la guerra, tanto vivi si muore
vivi si muore, vivi si muore, vivi si muore, tanto vivi si muore!”

Nel profondo immaginario creativo del Circo Zen (durante i loro live danno il benvenuto ai loro fan, appunto, al Circo Zen, traduzione letterale dall’inglese del loro nome) c’è spazio anche per un mondo nuovo, identico a quello in cui viviamo, ma con una piccola differenza: la morte non esiste! Mi riferisco ovviamente a Il mondo come lo vorrei (Il fuoco in una stanza, 2018), una ballad rock che appunto racconta di come uno scienziato abbia trovato la formula per sconfiggere per sempre la morte, creando un mondo ideale dove l’amore libero regna sovrano, non esistono regole, spianando però la strada ai bugiardi e ai disonesti, pronti ad approfittare dell’immortalità per i loro scopi:

Il giornale locale ha scritto che non moriremo più
la scienza ha risolto l’enigma e beviamo un caffè
[…]
Fatto il giro del mondo la buona notizia riverbera
sui social, le radio e le giacche di H&M,
il per sempre diventa legale i bugiardi ringraziano!”

Anche il più onesto degli uomini si lascia corrompere dalla possibilità di vivere incurante delle conseguenza, e lo stesso Appino lo sottolinea verso la fine della canzone:

“Suoniamo concerti fino a cent’anni, poi compro una casa tutta in contanti
con un giardino e il mare davanti, senza rimpianti, senza rimpianti
fumo tre pacchetti e mezzo al giorno, ma niente fiatone guarda come corro!
Tutte le ragazze con cui sono stato fanno l’amore e io sono invitato
mangio frittura, niente verdura, parlo sei lingue e ne imparo ancora
non ho un cellulare, non serve a niente, bevo e mi sveglio tranquillamente
bevo e mi sveglio tranquillamente.”

Stesso anno, stesso album, ma una storia diversa: La stagione è il grido di una generazione vittima dei cambiamenti sociali del nuovo millennio, e la canzone è dedicata ai più fragili componenti di essa, i giovani, i quali vivono vite intense e piene di difficoltà, al punto tale da non riconoscere più loro stessi:

I ragazzi armadi vuoti e scheletri seduti sul davanzale
Ti salutano quando tornano a casa ed insieme di nascosto vanno a fumare
Hanno quaderni dove scrivono ogni giorno il loro vero nome
L’inchiostro tu non lo puoi vedere, ma puoi ascoltare la loro canzone.”

Il 22 dicembre 2018 il direttore artistico del 69° Festival di Sanremo ha annunciato i ventiquattro artisti in gara e tra essi c’erano gli Zen Circus, pronti a presentare al pubblico la loro canzone, L’amore è una dittatura. Il testo, scritto da Appino, racconta la politica come una storia d’amore, facendo continui riferimenti a quelli che sono gli argomenti dell’attuale dibattito politico in Italia, e grazie anche al ritmo quasi ipnotico e al video musicale, la canzone sembra parte di una contro-propaganda elettorale, un invito a non strumentalizzare i problemi del quotidiano e imbracciare torce e forconi in una caccia alle streghe contro il vero nemico, che poi spesso siamo solo noi stessi:

“Ci hanno visti nuotare in acque alte fino alle ginocchia
ed inchinarci alle zanzare pregandole di non mescolare
il nostro sangue a quello dei topi arrivati in massa con le maree
le porte aperte, i porti chiusi e sorrisi agli sconosciuti”

La canzone è allo stesso tempo una riflessione sull’amore, quello soffocante e non felice, una dittatura nel cuore, una razionalizzazione dei sentimenti che però vivono in un’equilibrata anarchia:

“Ma non hai paura di nessuno, se non della tua statura
hai la democrazia dentro al cuore, ma l’amore è una dittatura
fatta di imperativi categorici, ma nessuna esecuzione
mentre invece l’anarchia la trovi dentro ogni emozione”

La musica dello Zen Circus è il connubio perfetto di divertimento e riflessione. L’invito del sottoscritto è di assistere almeno una volta ad un loro concerto, non solo perchè sono musicalmente validi, ma perchè sono una vera e propria festa dell’amicizia e della spensieratezza, e noi ne abbiamo terribilmente bisogno.

Brani consigliati:

Viva
L’anima non conta
L’amore è una dittatura
Il fuoco in una stanza
Il mondo come lo vorrei