Premessa: mentre scrivevo questo articolo ascoltavo i RHCP su Spotify, in riproduzione casuale, e non ho trovato un loro pezzo che annoiasse o che non ti spingesse a muovere la testa a tempo. È questa la loro magia.
Fondato nel 1983 da un gruppo di studenti di Los Angeles (il cantante Anthony Kiedis, il bassista Flea e il chitarrista Hillel Slovak, deceduto nel 1988 a causa di un’overdose), i Red Hot Chili Peppers sono diventati una band simbolo della storia del rock made in USA, mescolando con maestria quante più influenze possibili, dal pop al funk, dal punk al rap, senza mai deviare dalla loro strada maestra, che da L.A. Li ha portati a performare la loro musica in tutto il mondo.
Ad oggi della formazione iniziale del gruppo restano solo Kieidis e Flea, in quanto la lista dei turnisti ed ex-componenti che hanno accompagnato la band è lunga quanto quella dei riconoscimenti ottenuti dalla stessa.
Nei loro testi, per la maggior parte scritti da Kieidis, i RHCP spaziano dall’amore alla fratellanza, dall’angoscia adolescenziale alla solitudine, senza dimenticare l’eterno amore per la loro terra natia e i problemi sociali di un’America vigile e moderatrice degli equilibri geo-politici.
La solitudine e la dipendenza dalle droghe da parte di Kiedis sono perfettamente descritte in Undet the bridge, singolo contenuto nell’album Blood Sugar Sex Magic del 1991. I versi del brano raccontano la separazione del cantante da due aspetti caratterizzanti della sua vita: la marijuana e la città natale, poichè durante la registrazione dell’album lo stesso Kieidis era l’unico membro della band a non consumare sostanze stupefacenti, sentendosi quindi escluso, come un mendicante che trova riparo sotto un ponte che in realtà, come ammesso dall’artista, non esiste, ma è solo una metafora dell’esclusione e della solitudine.
Tali sensazioni emergono perfettamente nell’analisi di un testo che diventa sempre più intimo ma allo stesso tempo generale, inclusivo:

“It’s hard to believe that there’s nobody out there,
It’s hard to believe that I’m all alone.
At least I have her love, the city, she loves me
Lonely as I am, together we cry
I don’t ever want to feel like I did that day
Take me to the place I love, take me all the way.”

(è dura da credere, che non ci sia nessuno lì fuori
è dura da credere, che io sia da solo,
almeno ho il suo amore, la città che mi ama
solo come sono io, piangiamo insieme.
Non voglio più sentirmi, come mi sentivo quel giorno
portami nel posto che amo, portami lì)

Il tema dell’abuso di sostanze stupefacenti ritorna prepotente in Otherside, singolo del 1999 che anticipava l’uscita l’album Californication.
Il testo è diretto, e tramite esso i Red Hot Chili Peppers vollero lanciare un messaggio ad una generazione fragile e troppo spesso manipolata, ma allo stesso tempo ricordare il loro amico e collaboratore Hillel Slovak, deceduto l’anno prima a causa di un’overdose di eroina. Anche il video musicale rappresenta una novità, in quanto è girato in un ambientazione oscura, quasi gotica, e gli artisti, terribilmente scossi dal lutto, non riconoscono nè loro stessi nè la loro capacità di fare musica, in quanto appaiono distratti e turbati. Il riferimento all’amico deceduto è evidente nella prima strofa della canzone, nella quale il dolore fa emergere una nota malinconica di rimpianto, in quanto sembra che Kieidis avesse capito a cosa andava incontro l’amico, ma era rimasto impotente ad aspettare l’epilogo:

“I heard your voice through a photograph
I thought it up and brought up the past
Once you know you can never go back
I gotta take it on the otherside”

(Ho sentito la tua voce attraverso una fotografia
ci ho pensato e mi ha riportato al passato
ormai lo sai che non puoi più tornare indietro
devo portarla dall’altra parte.)

A cinque anni di distanza dal loro ultmo album, nell’estate 2016 i Red Hot Chili Peppers rilasciano The Gataway, undicesimo prodotto in studio della band, anticipato solo un mese prima dal singolo Dark Necessities. Il brano, risultato dell’infinita evoluzione stilistica dal gruppo e che ha letteralmente diviso l’opinione pubblica (molti lo definiscono il canto del cigno dei RCHP) è una riflesione sulla vita, e su come essa sia influenzata da fattori oscuri e ombre costanti, delle quali però spesso abbiamo bisogno per colorare una vita monocromatica.
Il ritornello è la sintesi perfetta di questa sensazione:

“You don’t know my mind, you don’t know my kind
Dark necessities are part of my design.
Tell the world that I’m falling from the sky
Dark necessities are part of my design.
(tu non conosci la mia mente, non conosci il tipo che sono
necessità oscure sono parte del mio disegno
di al mondo che sto cadendo dal cielo
necessità oscure sono parte del mio disegno)

Come ho anticipato nell’incipit dell’articolo, è impossibile non restare estasiati dalla musica dei Red Hot Chili Peppers, dalla loro incredibile capacità di adattarsi al cambiamento musicale dagli anni ‘80 alla “new generation”, un processo evolutivo che li ha portati ad abbracciare le tematiche trattate con la consapevolezza di imopersonificare una generazione di ascoltatori attenta ad un mondo diverso giorno dopo giorno.

Brani consigliati:

Californication
Snow (hey-oh)
Under the bridge
Dark Necessities
Otherside

Goodbye Angels

Brendan’s Death Song