Sheffield, nello Yorkshire, è una città di mezzo milione di abitanti soprannominata “la città delle sette colline”, famosa nel Regno Unito per l’intensa produzione di acciaio, per le due squadre di calcio locali e per la sua rinomata Università.

Ed è in questa storica ma moderna città del centro Inghilterra che, nel 2004, si formano i Bring Me The Horizon, frutto della sinergia di Oliver “Oli” Sykes (attuale cantante e frontman della band) e Matt Nicholis (percussionista). Ai due si uniscono i chitarristi Lee Malia, Curtis Ward (che lascerà la band nel 2009) ed il bassista Matt Kean.

I BMTH sono una band nata per fare casino, infatti i primi lavori sono puro metalcore urlato e con le chitarre che ci vanno giù pesante, passando per generi musicali più soft (ma neanche troppo) fino a sfociare nell’elettronica con il loro ultimo album, amo, uscito nel gennaio 2019. Il nome della band è un riferimento al film Pirati dei Caraibi, non ha quindi un significato profondo quanto i brani da loro scritti, semplicemente piaceva alla band e chi siamo noi per sminuirli?

Dopo un breve periodo di gavetta, e un EP di dubbio gusto, esce nel 2006 il primo album della band, Count Your Blessings, rilasciato dalla VN Records: è un album crudo e violento, lo sforzo vocale di Sykes è tanto necessario quanto a tratti fastidioso, incomprensibile, ma l’album riscuote un certo successo nella nicchia di ascoltatori metalcore e apre alla band le porte di una tournée europea accanto ad altri gruppi dello stesso genere.

Lo step successivo si chiama Suicide Season, rilasciato nel settembre del 2008: la musica cambia, e anche il modo di cantare di Oliver Sykes, è un metal più pulito e ricercato, si percepisce la voglia della band di provare a fan e scettici che sono davvero capaci di fare qualcosa che non sia urlare e spaccare le chitarre sul palco, nonché quella di sperimentare altri generi. La canzone canon del disco è Chelsea Smile, in riferimento alla pratica di mutilare il viso tipica degli hooligans britannici, brano che va letto come frustrazione, incapacità di essere felici se non per finta, perfettamente riassunto nell’ultima parte del brano:

“We all carry these things inside that no one else can see
They hold us down like anchors, They drown us out at sea
I look up to the sky, there may be nothing there to see
but if I don’t believe in him, why would he believe in me?

[tutti ci portiamo queste cose dentro, nessun altro può vedere
ci trattengono in basso come ancore, ci affogano in mare
guardo su in cielo, forse non c’è niente lì da vedere
ma se io non credo in lui, perché lui dovrebbe credere in me?]”

Ad ottobre 2010 vede la luce There Is a Hell, Believe Me I’ve Seen It. There Is a Heaven, Let’s Keep It a Secret, terzo album in studio del gruppo inglese: è un album controverso, le tematiche e le melodie si fanno più oscuri, intimi ed emotivi, si parla di morte, di religione, di redenzione, di rinascita. È It Never Ends la perfetta sintesi di ciò che la band, con questo disco, vuole lasciare ai fan, un rimando a qualcosa di eterno ma maledetto, dolceamaro:

“I’ve said it once, I’ve said it twice, I’ve said it a thousand fucking times
That I’m OK, that I’m fine, that it’s all just in my mind
But this has got the best of me, and I can’t seem to sleep
It’s not ’cause you’re not with me, it’s ’cause you never leave
You say this is suicide, I say this is a war!
And I’m losing the battle, man down, man down!

[l’ho detto una volta, due volte, l’ho detto mille fottute volte
che sto bene, sono a posto, che è solo tutto nella mia mente
ma ha preso il meglio di me, e non sembra che riuscirò a dormire

non perchè non sei qui, ma perchè non sei mai andata via dici che è un suidicio, io dico che è una guerra!
E sto perdendo la battaglia, uomo a terra, uomo a terra!]”

Dopo un’intensa serie di concerti e tour, la band si gode un periodo di meritato riposo, inaugurando un periodo di silenzio assoluto, che viene interrotto solo da alcune criptiche e sporadiche immagini sui loro social. Nell’aprile 2013 però i BMTH tornano in auge con il loro quarto album, Sempiternal, picco d’evoluzione e creatività del gruppo britannico: la componente elettronica si fonde alla perfezione con il sound meno aggressivo delle canzoni, con la voce sempre più limpida di Oliver che abbandona gli scream e il growl per iniziare finalmente a cantare, complice anche l’inizio della corrosione delle sue corde vocali. Singolo estratto dall’album (nonché traccia n°1 della tracklist) è Can You Feel My Heart, il grido di chi viene ignorato, messo in disparte, colpevolizzato, condannato, incapace di comunicare con chi ha accanto, non per una sua mancanza ma per i muri che loro stessi hanno costruito anziché abbattere:

“I’m scared to get close and I hate being alone, I long for that feeling to not feel at all
The higher I get, the lower I’ll sink, I can’t drown my demons, they know how to swim

Can you feel my heart? Can you hear the silence?
Can you see the dark?Can you fix the broken?
Can you feel, can you feel my heart?

[ho paura di avvicinarmi e odio rimanere solo,
così a lungo nella stessa sensazione da non sentire più nulla
più in alto arrivo, più in basso sprofondo,
non posso affogare i miei demoni, sanno nuotare
Puoi sentire il mio cuore? Può sentire il silenzio?
Puoi vedere il buio? Puoi riparare ciò che è rotto?
Puoi sentire? Puoi sentire il mio cuore?]”

Penultimo in ordine cronologico è l’lalbum That’s the Spirit, rilasciato nel 2015 e preceduto dai singoli Throne e Drown: le tematiche sono le stesse, amore, depressione, relazioni, solitudine, rivisitati in chiave decisamente lontana da quella dei “primi” pezzi, poiché questo album segna la definitiva inversione verso un suono sempre più pop. Perla dell’album è True Friends, una canzone che parla della delusione e della mancanza di fiducia quando si viene traditi dai propri amici, spesso senza neanche accorgersene:

“I wouldn’t hold my breath if I was you, ‘Cause I’ll forget but I’ll never forgive you
Don’t you know? don’t you know? True friends stab you in the front
It’s funny how things work out, such a bitter irony, like a kick right to the teeth”

[non tratterrei il respiro fossi in te, perché ti perdonerò ma ti non dimenticherò mai
non lo sai? Non lo sai? I veri amici ti pugnalano davanti

È divertente come le cose funzionino, un’amara ironia, come un calcio sui denti]”

Sono passati tre mesi dall’uscita di amo, album che aveva fomentato i fan pronti ad un ritorno alle vecchie sonorità, eppure l’opinione pubblica è spaccata: l’album è gonfio di pop e musica elettronica, e questa cosa ha da un lato incrementato il numero di fan adirati, ma dall’altro ha contribuito a far apprezzare la loro musica a chi prima non avrebbe dato loro la giusta considerazione.

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