“frate vengo in pace, cambio mille facce
chiama il vecchio Salmo e digli che mi dispiace
sono diventato tutto ciò che ho sempre odiato, e mi piace”

Con questo distico si chiude la strofa di Salmo in Boogieman, estratto dall’ultimo album di Ghali DNA. Una canzone come tante altre, simbolo di come la sinergia tra due o più artisti sia ormai prassi nel rapgame italiano. Ma, ciò che emerso da questo ed altri lavori, sopratutto nell’ultimo periodo, è una particolare tendenza che si sta facendo lentamente strada tra i rapper: si sta passando a sonorità nuove, che strizzano l’occhio a quello che è l’effettivo uso attuale del rap italiano: ballare, trascendendo il significato e il messaggio che un artista vuole trasmettere.

Facciamo un piccolo passo indietro, anzi, più di uno. Iniziamo con l’indicare i protagonisti di questa diacronia del rap italiano: il già nominato Salmo,  la next big thing Massimo Pericolo e l’ultimo arrivato Shiva. Cosa hanno in comune i tre rapper? L’uso di strumentali vicine alla dance anni ’90 per gli ultimi due, e la considerazione di come si stia assitendo ad una rivoluzione sonora per il primo.

E’ stato lo stesso Salmo infatti, attraverso il suo profilo Instagram, a lanciare un messaggio, un invito alla riflessione, indicando tra i tanti i due artisti sopracitati, appunto sulla controtendenza sonora sviluppatasi recentemente nel rapgame. Salmo, nell’arco della sua carriera, si è più volte distinto per creatività e stravaganza, sopratutto per quanto concerne le strumentali: Yoko Ono, brano del 2011 contenuto nel primissimo album dell’artista sardo, è un campionamento di Come Togheter, successo dei Beatles datato 1969. Lo stesso album, The Island Chainsaw Massacre, alterna strumentali soft ad altre decisamente più crude, inoltre susseguersi di successi ha comunque tenuto alla la bandiera della musicalità dei brani realizzati: ad oggi, Salmo è uno dei pochissimi rapper italiani a suonare dal vivo con l’ausilio di una band, oltre che autoprodurre beat che richiamano le sue grandi passioni, l’hard-rock e il metal.

Nonostante ciò, l’artista sardo ha più volte ipotizzato un futuro da Dj, oltre che collaborare con artisti che hanno fatto dell’utilizzo di strumentali “movimentate” il proprio marchio di fabbrica. E qui ci avvianiamo al cuore del discorso. Come già anticipato, Boogieman ha dimostrato che la versatilità è fondamentale nel 2020, perchè ormai la musica rap è ovunque, sopratutto nei locali aperti fino a tarda notte. La canzone infatti è ballabile, ma non tanto per le liriche composte dai due rapper, bensì per la strumentale: Boogieman è un vero e proprio plagio di Show me love, successo della cantante statunitense Robin S., pietra miliare della musica dance anni Novanta.

Altro successo, altro protagonista, altro plagio, forse. Il 30 settembre 2019 esce su Youtube il video ufficiale di Polo Nord, brano di Massimo Pericolo, contenuto nell’album Scialla Semper: il brano è l’ennesima manifestazione dell’animo turbato del rapper lombardo, eppure la base composta dal duo CROOKERS X NIC SARNO (noti per aver composto le strumentali di SCACCIACANI e 7 MILIARDI) rimanda a In My Mind di Gigi D’Agostino, consegnando quindi ai posteri il ricordo di una canzone più ballabile che altro.

Ultimo, in questa lista di controrivoluzione musicale, Shiva, rapper milanese, già noto per alcuni singoli (Bossoli, Soldi in Nero)e per essere uno degli artisti presenti in MACHETE MIXTAPE VOL. 4. Lo scorso 26 marzo è infatti uscita Auto Blu, capolavoro dell’autotune e della totale incapacità compositiva: il brano è orecchiabile, unicamente perchè la base è Blue, successo intramontabile degli Eiffel 65, il testo però è indecente, privo di qualunque significato, tant’è che la gogna mediatica sta condannando il brano a nemmeno due settimane dall’uscita.

Tirando le somme di questa riflessione ispiratami da Salmo, ritengo che la trasformazione del rap italiano in musica house sia dannosa nonchè deleteria. Gli esempi citati sono tre diversi gradi di composizione e creatività: mentre Salmo ha dimostrato di poter prestare il proprio estro anche a generi musicali lontani da ciò a cui aveva abituato i fan, gli ultimi tentativi di trasposizione compositiva hanno generato più dubbi che altro, fino a sfociare nel peggiore dei modi con Auto Blu di Shiva.
In altre parole, la speranza è quella di un ritorno al passato, a sonorità destinate a sfondare gli auricolare, non le casse di una discoteca.

Ben venga la creatività, ma soggetta a poche semplici regole, anche se sembra un gigantesco ossimoro.