E’ la Rockstar dell’hip-hop, ha appena realizzato la colonna sonora dell’ultimo film Marvel, Spiderman: Into the Spider-verse e ha mantenuto il suo album, Stoney, in cima alle vendite per 77 settimane consecutive, battendo di fatto il record detenuto in precedenza da Michael Jackson. Un curriculum decisamente valido, considerando che Post Malone, al secolo Austin Richard Post, ha appena 23 anni.
Originario di Syracuse, ma trasferitosi a causa del lavoro del padre a Dallas dall’età di nove anni, Post si appassiona alla musica giocando a Guitar Hero (è tutt’ora appassionato di videogiochi), ritrovandosi nelle sonorità emo-rock e iniziando a comporre, durante l’adolescenza, pezzi propri destinati però a finire nel dimenticatoio.
Nel 2016 si trasferisce a Los Angeles e rilascia White Iverson, singolo che attrae l’attenzione di rapper e produttori, a cui seguiranno gli album Stoney e Beerbongs & Bentleys.
Come ogni artista, Post inizia a far parlare di sé non solo per il successo dei suoi dischi (Stoney è triplo disco di platino), ma anche per il controverso stile di vita, le sue idee politiche e la sua teoria di “razza”. Anche i suoi tatuaggi sono tutt’altro che banali: il ritratto di John Fitzgerald Kennedy sulla mano sinistra lascia trapelare il suo supporto all’ala democratica della politica statunitense; lo stesso Post ha dichiarato su di lui

“è stato l’unico Presidente a denunciare la corruzione nella politica,
uno schifo presente tutt’ora nel nostro governo”.

In un’intervista, nella quale un giornalista gli chiese se nel caso Donald Trump lo avesse chiamato ad esibirsi nel giorno del suo insediamento, come avrebbe reagito, Post ha risposto che non si sarebbe opposto:

“penso che siano entrambi (Trump e Hilary Clinton) inadatti a questa carica.
Durante la campagna elettorale ho supportato Larry Sanders”.

Altri tatuaggi, entrambi sul braccio destro, rivelano un altro lato del pensiero di Post: un serpente intrecciato su una pistola (riferimento al II° emendamento della Costituzione americana) e due mani in preghiera con un’arma sono testimonianza dell’ossessione del cantante per le armi. In un’intervista a Rolling Stone, Malone ha dichiarato di possedere un’ingente quantità di armi (si è fatto costruire un bunker in caso di guerra atomica), ritenendo il possesso di armi

“un vero e proprio diritto americano”.

Nella stessa, ha ampliamente criticato il primo anno di presidenza Trump, considerandolo un male e una minaccia per l’integrazione sociale. Queste dichiarazioni non sono passate inosservato, specialmente dal rapper afroamericano Lil B, il quale lo ha accusato di falso, definendolo un cowboy bianco, in riferimento alle sue origini e al suo pensiero riguardo agli afroamericani, accusati dallo stesso Malone di strumentalizzare la sua razza per criticare la sua musica, in uno strano caso di razzismo musicale.
Post, in un’intervista a GQ, ha dichiarato che

“è difficile essere un rapper bianco. Riguardo le mie dichiarazioni su Lil B,
posso solo dirti che ero ubriaco e ho detto una str
*a, pace”.

chiudendo di fatto la polemica con il collega.
E’ normale che un personaggio eccentrico come Post Malone venga criticato per le sue pubbliche dichiarazioni, è allo stesso tempo strano il paradosso del suo pensiero politico: un artista che si ispira al linguaggio pacifista di Lennon e Cobain (presenti sulle sue falangi) non può macchiarsi di dichiarazioni xenofobe e razziste, soprattutto dopo le aspre critiche al conservatorismo e al pugno duro di Donald Trump.
Viene da chiedersi se, giocando un po’ con la storia, essendo ancora JFK Presidente, avrebbe voluto far esibire Post Malone alla casa bianca e se, ascoltando i suoi versi in cui ostenta la sua vita agiata da Rockstar, sarebbe fiero del tatuaggio sulla mano destra dell’artista.

Post Malone rimane uno dei talenti più poliedrici del rap made in USA, un diamante grezzo vicino all’ingresso nell’olimpo dei Big, ma molto lontano da un debutto in politica.

Brani consigliati:

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Congratulations ft. Quavo
Go Flex
White Iverson
Sunflower ft. Swae Lee