Sono le ore 17 di un tranquillo Martedì pomeriggio, il tema è la criminalità a Napoli.

C’è stato uno scippo ai danni di una donna in un quartiere di periferia, l’esecutore è un Nigeriano.

Poco ci importa, in fondo un criminale è essenzialmente un criminale.

La signora alla quale riferiscono la notizia, sulla sessantina, esordisce così: “De Magistris pensi a risolvere il problema della criminalità a Napoli, che da quando ci sono gli stranieri è aumentata al punto di non farci vivere sereni”.

Una cittadina nata e cresciuta a Napoli, nel parlare di criminalità, scarica il problema sugli stranieri che peggiorano Napoli, ammettiamo che fa un po’ ridere.

Ora, questo discorso di aver paura di subire atti criminosi varrebbe per quasi tutte le zone d’Italia, ma ciò che proprio fa rabbrividire è che a Napoli, quando si parla di criminalità, ci sono altri primati ben più noti, appartenenti alla Camorra, ma per qualcuno questo è un problema di poco conto.

Eh sì, la Camorra… ve la ricordate?

Quella gigantesca rete di pizzo, appalti, spaccio e vittime, che appesta la Campania come una piaga da cui non riusciamo a liberarci.

“Sì, però queste queste cose non succedono solo a Napoli”, prima frase tipica che gioca più a favore del colpo il canna che a favore della vittima.

Giustificare la presenza della Camorra a Napoli, portando a sostegno della propria tesi che la criminalità sia dappertutto, non giova a nessuno, soprattutto non giova agli stessi Napoletani.

Al Napoletano che paga il pizzo non importa che a Parma sia lo stesso, lui vorrebbe soltanto smettere di atteggiarsi a moderno servo della gleba. Provate ad andare da quell’uomo nella sua bottega nel giorno di riscossione, dategli una pacca sulla spalla e ditegli “Eh vabbè Pino, che ci vuoi fare, mica succede solo qua”.

Poi riflettete… gli siete stati d’aiuto?

Peggio di coloro che la riconoscono pur giustificandola, ci sono le persone peggiori, quelle che probabilmente sono parte integrante di un Clan, o almeno lo sostengono.

Perché sì, signore e signori, nel 2019 in Italia c’è ancora chi si permette il lusso di affermare che la Camorra non esiste.

Per questa categoria c’è ben poco da dire, chi non vuole crederci e fa di tutto per dimostrare che sia un sorta di “leggenda metropolitana”, ha superato ad ali spiegate i torrioni dell’omertà, finendo nel negazionismo più cupo, ancora una volta a danno degli stessi concittadini.

Quando si parla di Campania, tutti pensano alla criminalità organizzata, il problema è che quando qualcuno ci fa notare che nella nostra Regione la corruzione e la criminalità dilagano, noi ci offendiamo.

Non dovremmo, perché è vero.

Piuttosto che cercare scusanti, accusando il prossimo pur di non ammettere che in casa abbiamo tanti, troppi panni sporchi, dovremmo canalare l’odio verso i nostri concittadini, ma per fare questo ci vuole coraggio.

E diciamoci la verità, noi il coraggio non ce lo abbiamo, perché tanto insultare il nigeriano è socialmente accettabile, il problema è insultare il nostro vicino di casa.

Sì, quello che ha una casa abusiva, quello disoccupato con una bella macchina, lo stesso che ha fatto sposare la figlia con una cerimonia regale.

Quello che è un pezzo di merda, evade il fisco e vive d’imbrogli, finché non lo si incontra per strada.

Quando lo si incontra per strada cambia tutto, perché in fondo “Don Vincenzo” è nu brav’ òmm.

Che colpa ne ha quel poveretto se lo Stato non lo aiuta, se lo Stato è assente in questo quartiere.

Signoria mia, le direi, lo Stato qui è assente semplicemente perché questo brav’uomo di Don Vincenzo, in fondo, è sultant’ n’òmm e’ merda!

Oltre tutto questo, ci sono i cittadini napoletani e campani che ogni giorno combattono e si svenano per non darla vinta a queste persone misere.

Un grande augurio va a loro, eroi silenziosi e coraggiosi, che smonteranno a colpi di cultura quella montagna di merda di cui parlò qualcuno troppo tempo fa.