“Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticando che l’invisibilità è un super potere.”

– Banksy –

A volte il silenzio è più udibile delle parole, più rumoroso di un vociare, più assordante delle grida, mette davanti ad una condizione di nudità dell’uomo: nel silenzio si sta soli con se stessi, costretti a doversi ascoltare.

É nel silenzio e nell’anonimato che l’artista e writer inglese, conosciuto come “Banksy”, si è fatto strada dall’atmosfera underground di Bristol, diventando in breve tempo uno degli artisti più conosciuti, chiacchierati e amati della street art. 

Il tratto distintivo di questo artista è il taglio satirico delle sue opere, sinergia fra umorismo oscuro  e graffiti realizzati con la tecnica dello stencil.

Come ombre silenziose le sue opere appaiono in posti facilmente visibili, come strade, mura, ponti e città di tutto il mondo, rese ancora più uniche dalla volontà dell’artista di non volerne vendere riproduzioni o fotografie, celebre dell’esempio del suo capolavoro “Girl with balloon”, distruttosi subito dopo la vendita all’asta per oltre un milione di sterline, esplicita presa di posizione contro “l’ignobile” mercato dell’arte contemporanea.

Lo spazio urbano e la dimensione stradale pubblica diventano il pretesto per l’artista di denunciare, attraverso immagini di facile lettura, la condizione di povertà dell’umanità, l’assurdità della società occidentale, la manipolazione mediatica, l’omologazione, le atrocità della guerra, l’inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali. Per veicolare questo messaggio viene fatto ricorso a un’ampia gamma di soggetti, quali scimmie, topi (celebri ormai i suoi rats. Il soggetto sono i topi poiché sono odiati, cacciati e perseguitati, eppure capaci di mettere in ginocchio intere civiltà), poliziotti, ma anche bambini, gatti e membri della famiglia reale. Alcuni delle sue opere sono state rimosse poiché considerate offensive e razziste.

Caratteristico è divenuto il muro che separa Israele e Betlemme, costruito dal governo israeliano nei territori della Cisgiordania (soprattutto a Betlemme, Ramallah e Abu Dis), combinando varie tecniche. Le caratteristiche di questi murales sono veri e propri squarci nel muro (utilizza la tecnica del trompe-l’œil) che permettono di “vedere” cosa si cela dall’altra parte. Nel 2007 è ritornato a Betlemme per effettuare ulteriori murales, assieme ad altri artisti, tra cui gli italiani Blu e Ericailcane.

Proprio in questo luogo realizza “Flower Thrower” (“Il lanciatore di fiori”). Il soggetto del graffito, un giovane uomo, sembra essere coinvolto in uno scontro: indossa un fazzoletto a coprire il volto ed è pronto a caricare, armato però di un mazzo di fiori al posto di una molotov. L’opera originale in bianco e nero è sul muro di un edificio privato; unico elemento colorato in risalto sono i fiori, segno di speranza di contro la distruzione. Nello stesso 2003 è stata terminata la costruzione del muro di separazione tra i territori palestinesi e Israele, barriera su cui Banksy nel corso degli anni ha realizzato diversi murales.

Questo artista è il connubio fra arte e denuncia sociale, un lampante esempio dell’utilità della bellezza non solo per addolcire il grigiore delle città ma un invito alla riflessione, per tornare ad apprezzare la vita, per non lasciarsi divorare dal consumismo e riprendersi la propria umanità.