Esattamente trent’anni sono trascorsi dal 9 novembre 1989, quando il Muro che divideva Berlino est da Berlino ovest venne aperto per permetterne il libero attraversamento. In un primo momento i posti di blocco dell’Est vennero circondati da una folla sempre più numerosa di persone, e i soldati non poterono far altro che accordare loro il permesso di passaggio.

Solo col passare delle ore l’iniziativa popolare si fece sempre più forte sino a giungere alla demolizione di parti murarie, generando i famosi filmati che tutti hanno visto almeno una volta nella vita. Schiere di persone con in mano picconi e martelli diedero colpi su colpi per abbattere quel muro che per 28 anni aveva diviso Berlino.

Il Muro venne costruito nella notte tra il 12 e 13 agosto del 1961 e fu considerato il simbolo della Guerra Fredda, ma andiamo per gradi. Alla fine della II Guerra Mondiale e alla sconfitta della Germania Nazista, il territorio tedesco venne diviso in quattro zone d’influenza controllate dagli Alleati della coalizione antihitleriana, Gran Bretagna, Francia, USA, a ovest e URSS ad est. La stessa Berlino, allora capitale di ciò che rimaneva del Reich, venne divisa in quattro zone d’influenza.

Il 5 marzo del 1946 il Premier britannico Winston Churchill, in un celebre discorso presso Fulton (USA) teorizzò la cosiddetta Iron Curtain ovvero la Cortina di ferro che da Stettino nel Baltico fino a Trieste nell’Adriatico, divideva il mondo in due sfere di influenza. Ad Ovest della cortina la sfera atlantica che si concretizzerà nella NATO e ad Est la sfera sovietica che si tradurrà nel Patto di Varsavia. Nel corso del 1947, i rapporti tra gli Alleati occidentali e l’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) si incrinarono. Nello stesso anno venne enunciata la Dottrina Truman, dal nome del presidente statunitense, nella quale l’obiettivo principale dell’Occidente era quello di contrastare l’espansione comunista del mondo. Sempre in questo anno fondamentale, gli Alleati avevano delle divergenze circa il destino della Germania. Stalin voleva che dagli accordi uscisse una Germania fortemente smilitarizzata e indebolita, in modo tale da evitare una nuova aggressione come quella del 1941.

Nel giugno del ’48 il Presidente Truman rifiutò la proposta di Stalin e ciò provocò la crisi e il cosiddetto Blocco di Berlino. I sovietici bloccarono la parte occidentale della città, scollegando le utenze elettriche e minando la disponibilità di alimenti. A quel punto s’innescò il sistema di Ponte aereo, per permettere l’arrivo di viveri necessari con i velivoli. Il Blocco durò più di un anno. Per far sì che il leader sovietico decidesse di abbandonare l’est e permettere l’unificazione tedesca, Truman, il 23 maggio del 1949 istituì la Repubblica Federale di Germania (BRD), e Stalin di tutta risposta serrò i ranghi e proclamò il 7 ottobre dello stesso anno la Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Adesso Berlino ovest costituiva un’exclave della Germania Ovest nei territori dell’Est. In un primo momento era concesso agli abitanti dell’Est di riparare verso l’Ovest, fino a quando nel 1952 venne formalmente chiuso. A causa dell’esodo massiccio di abitanti della DDR, tra cui anche disertori dell’esercito, le autorità socialiste si videro costrette alla costruzione nell’agosto del 1961.

Nel blocco comunista questa barriera era nota come Antifaschistischer Schutzwall ovvero muro di protezione antifascista, per proteggere i territori della DDR da un’eventuale invasione da parte dell’Ovest. Nel corso degli anni il muro venne ampliato e modificato, inizialmente vi era una prima barriera di cemento, a cui venne ad aggiungersene una seconda e nel mezzo si trovava la cosiddetta “striscia della morte”.

Negli anni ’70 il muro superò i 3,5 metri di altezza, presidiato perennemente da cecchini armati in 302 torri di guardi. Si pensi che dal 1949 al 1961 più di due milioni di persone si trasferirono all’ovest, mentre nei 28 anni che vanno dal ’61 al ’89 solo 5000 persone riuscirono nell’impresa. Uno dei casi più noti è quello del soldato Conrad Schumann, il quale era addetto alla sorveglianza nei pressi del Muro, e il 15 agosto del 1961 approfittando della distrazione dei colleghi, riuscì a scappare verso l’ovest.

Il balzo da lui compiuto venne immortalato da Peter Leibing e la foto fece il giro del mondo. Uno dei casi tristemente ricordati è quello del diciottenne Peter Fechter, che colpito dalle guardie di confine della DDR venne lasciato morire dissanguato davanti agli occhi dei media occidentali nella striscia della morte, a tal proposito è presente anche il video su Youtube.

Uno dei massimi esponenti dell’intransigenza nei confronti dei fuggitivi, fu Erich Mielke, ministro per la sicurezza della DDR e fondatore della Stasi, l’organo di spionaggio della Germania Est, il quale disse: “Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via, ma rimanga con noi”

Per coloro che vennero catturati nei diversi tentativi di fuga, venivano inscenati processi sommari, dove la sentenza era stata già precedentemente presa. La DDR istituì diverse carceri per i prigionieri politici come quello di Bautzen, in Sassonia, definito Gelbes Elend ovvero miseria gialla. 

Celebre è anche il momento della visita del Presidente americano J.F. Kennedy, che il 26 giugno 1963 a Berlino Ovest pronunciò la memorabile frase: “Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso di poter dire, Ich bin ein Berliner”. 

Con l’avvento alla segreteria del Partito Comunista dell’URSS di Michail Gorbacev e la sua politica di Glàsnost (chiarezza) e Perestrojka (ricostruzione), nel giro di pochi anni la transizione dal modello socialista a quello democratico a libero mercato parve inevitabile in Europa. Analogamente a JFK, il Presidente Reagan pronunciò a Berlino il 12 giugno 1987 la celebre frase rivolta a Gorbacev: “If you seek peace for Soviet Union and Eastern Europe, Mr Gorbacev tear down this wall!”. Nel corso del 1989 la maggior parte dei regimi dell’Europa orientale si sgretolarono dando la possibilità di libere elezioni. Con la caduta del Muro si aprì la strada all’unificazione delle due Germanie che avvenne un anno dopo, il 3 ottobre del 1990.

Da quel momento però, erano inevitabili delle frizioni tra un sistema occidentale ormai consolidato e vincitore e il vecchio sistema economico orientale crollato sotto il peso del muro.

Molti cittadini della ex DDR ebbero difficoltà nella transizione politica. Prima il cittadino non aveva la necessità di preoccuparsi del lavoro o della pensione poiché lo Stato se ne occupava. Nel libero mercato dominato dalla competizione questo discorso cessa di esistere e gli uomini divengono squali pronti a tutto per emergere.

Nei primi anni di unificazione oltre 2 milioni di ex cittadini dell’Est persero il lavoro, a causa della concorrenza dell’ovest. Questa insoddisfazione generale ha dato vita al sentimento dell’Ostalgie ovvero nostalgia dell’est, da cui viene tratta una pellicola magistralmente eseguita “Good Bye Lenin!”. Il senso di inadeguatezza degli ex territori della DDR è dimostrato anche dal crescente consenso che schieramenti neonazisti continuano a conseguirvi, non ultime le elezioni del 1° settembre 2019 in Sassonia hanno visto l’AfD ovvero il partito dell’ultradestra sbancare con il 27,5 % mentre alle precedenti elezioni regionali del 2014 avevano totalizzato il 9.7%, triplicando i propri voti. In definitiva a trent’anni dal crollo, l’unificazione non sembra esser stata raggiunta, poiché oggi come allora, sostanziali differenze intercorrono fra l’Est e l’Ovest della Germania, dando spazio ai sentimenti più viscerali dell’elettorato.