Si chiama Marco Anastasio, ha 21 anni ed è di Meta di Sorrento. Il suo nome d’arte è ormai noto ai più, nonostante avesse già realizzato qualche lavoro musicale tutt’ora fruibile su Youtube, data la vittoria della dodicesima edizione del talent-show musicale X-Factor: alle audizioni Anastasio ha conquistato il sì dei quattro giudici della competizione (Manuel Agnelli, Asia Argento e poi Lodo Guenzi, Fedez e Mara Maionchi, la sua tutor) perfromando sul palco del talent con la sua Fine del mondo, un autentico grido di rabbia e frustrazione da parte di un ragazzo che si ritrova in un mondo diverso da quello che gli hanno sempre descritto e che quindi spera nella salvezza tramite la musica. Durante i Bootcamp e gli Home Visit (rispettivamente seconda e terza fase delle selezioni) il rapper campano ha regalato altre due perfromance che hanno lasciato gli spettatori a bocca aperta, sbaragliato la concorrenza e aperto le porte dei live.

Perchè? Basta ascoltare la sua versione di Generale di De Gregori, reinterpretata completamente in una chiave leggermente moderna ma comunque carica di un  significato intimo, una guerra contro la guerra stessa, un brano nel quale il rapper si immedesima in un soldato al fronte che colpito dai traumi del conflitto rinuncia a combattere, disubbidendo pertanto allo stesso Generale, abbandona il fucile a terra e torna a casa dai suoi cari. Generale è un brano che non può non emozionare al primo ascolto, per chiarimenti rivolgersi ad Asia Argento.

“Sei bravo Anastasio, talmente bravo da darmi quasi fastidio.” – così lo apostrofava Mara Maionchi dopo averlo ascoltato, ma non sapeva nemmeno lei a cosa stava andando incontro: durante i live del talent infatti il genio creativo di Anastasio lo porta a realizzare reinterpretazioni (e non cover, specifichiamo che è meglio) di brani che hanno fatto la storia della musica italiana e internazionale, spaziando dal rock all’indie, dal cantautorato al pop, ma Anastasio continua la sua marcia trionfale puntata dopo puntata, e con esse, puntuali, le critiche che piovono su di lui.
Prima “vittima” illustre del rapper è Another brick in the wall dei Pink Floyd: dal brano originale Anastasio riprende lo stile e le tematiche di protesta ed emancipazione giovanile, e sfoga tutta la rabbia di una generazione oppressa in un ritornello che ha mandato il pubblico, ma sopratutto Madame Maionchi in visibilio:


“Maestro noi bambini siamo stanchi di questo,
siamo stanchi di ‘ste facce di gesso, siamo stanchi dell’immagine di un mondo depresso

sputiamo sulle pagine dei libri di testo e adesso no,
sfidarci non vi conviene perchè tireremo calci e spaccheremo le catene
verremo da ogni parte e state sicuri che i muri cadranno come castelli di carte
come castelli di carte, perchè qui la guerra si combatte coi pastelli
affileremo le nostre matite come coltelli!”

Reinterpretare una canzone che milioni di persone sanno a memoria in una sola settimana di lavoro non è facile, eppure la versione che Anastasio ha proposto di Stairway to heaven ha mostrato anche ai più diffidenti il talento e la maturazione del giovane rapper, ed ha fatto emergere l’innata capacità che lo rende una mosca bianca in una scena rap che troppo spesso cade nel banale: il testo è artificioso ma autentico allo stesso tempo, è una riflessione filosofica sul concetto di paradiso, di salvezza, e di quanto l’uomo sia talmente occpuato dal non curarsene:

“qui nella palude c’è una calma piatta,
sull’acqua tiepida c’è una nebbia densa come ovatta
è su questa che si appoggiano gli spiriti che
ridono degli uomini e dei loro limiti che
ridono del fatto che hanno gli occhi e non li sanno usare
sempre a testa bassa per non inciampare
in cerca di un sentiero che il fango ha sotterrato,
perchè nella palude ci si orienta con il cielo stellato”

Reinterpretando altri brani (Clint Eastwood, La porta dello spavento supremo, C’è tempo, Mio fratello è figlio unico, Se piovesse il tuo nome) e pubblicando il singolo La fine del mondo, contenuta nell’omonimo EP, Anastasio ha vinto una competizione che ha dominato dal primo istante, grazie all’infinità capacità creativa e stilistica, una voce pungente ed irriverente ed una metrica invidiabile.
A luci spente però, ci si è iniziati a chiedere se e come Anastasio si sarebbe confermato. Investito da una valanga di critiche anche a causa di una presunta propaganda politica (per quanto un like ad un tweet possa essere considerato propaganda) e di alcune dichiarazioni abbastanza spinte su alcuni dei suoi “colleghi”, il rapper si è difeso sostenendo di non essere “nè un rapper, nè un politico, sono un libero pensatore.”.

A distanza di qualche mese Anastasio è tornato di prepotenza su un palcoscenico non proprio banale, quello di Sanremo: è la quarta sera, e Claudio Bisio ha appena terminato un monologo molto toccante sul rapporto genitori/figli, si siede e parte una melodia al pianoforte, Marriage d’amour di Paul de Seneville, Anastasio prende il microfono e inizia a rappare, ma è un rap diverso da quello che tutti i giorni passa per radio, diverso da quello dei Club Dogo, diverso da Salmo, è un malinconico grido che ricorda un giovane Fabri Fibra. Il brano si chiama Correre, ed è il singolo che anticipa l’album su cui Anastasio sta lavorando al quale seguirà un tour promozionale, ed è quanto di più efficace e diretto potesse realizzare: un brano rap ma che non è rap, è il lamento di una generazione che non riesce più a parlare, a gridare, dell’incapacità di comunicare con chi è diverso, è il resoconto di una vita di impegno e sacrificio che lascia in mano un mucchio di sabbia, una vita che aliena l’uomo del suo essere e lo rende schiavo di qualcosa di incontrollabile e imbattibile: l’apparire anzichè essere.

vecchi, come state? vi state godendo la festa?
io non lo so mica, mi manca il respiro e a tratti mi gira la testa
mi hanno educato per vivere in bilico, mai sentito del pensiero liquido?
io te lo amplifico, voglio innovare, oso pensare ad un pensiero gassoso,
molecolare
tra le molecole zero legame, basta guardare il tessuto sociale
capisci perchè stiamo fissi a giocare agli artisti ed a fotografare?
ci vogliamo affermare,a sbattiamo nel muro
Siamo chiunque e non siamo nessuno e io sono sicuro
soltanto del fatto che sono insicuro
passo le ore a aggiornare una pagina solo a vedere chi mi ama e chi no
bruciano gli occhi, lo schermo mi lacera, guardo la vita attraverso un oblò
tuo figlio idolatra un idiota che parla di droga e di vita di strada
scalata sociale di gente normale alla nostra portata
la storia è cambiata compagni miei, tutto è concesso da adesso in poi
puoi essere quello che vuoi, basta scordarti di quello che sei”

Anastasio è linfa per una scena rap che sta cambiando velocemente, è un ritorno alla vecchia scuola, è il contenuto che vince sulla forma. Una penna come quella del rapper campano raramente è emersa e, facendo tutti gli scongiuri del caso, non corromperà la sua visione musicale solo per il mero guadagno economico, siamo dinanzi a colui che salverà il rap italiano dalla monotonia e dall’incoerenza, sarà la rivincita delle parole sulle note, e io mi auguro che sarà così, perchè c’è tanto bisogno di qualità, che di quantità ce n’è in abbondanza.

Spacca tutto Nasta.

io sogno i led e i riflettori alla Cappella Sistina,
sogno un impianto con bassi pazzeschi,
sogno una folla che salta all’unisono fino a spaccare i marmi,
fino a crepare gli affreschi,
sogno il Giudizio universale sgretolarsi e cadere in coriandoli,
sopra una folla danzante di vandali,

li vedo al rallenty, miliardi di vite,
mentre guido il meteorite sto puntando lì.”