Sono trascorsi diciott’anni da quando l’undici settembre del 2001 gli Stati Uniti d’America vennero colpiti dauna serie di quattro attacchi terroristici. Il più noto dei quattro fu l’attacco compiuto al World Trade Center abbattendo le vistose “Twin Towers”, torri gemelle. Queste, costituivano il cuore non solo dell’economia statunitense, ma del mondo intero. Di fatti, gli USA, usciti vittoriosi dalla Guerra Fredda avevano stabilito un potere economico che non aveva precedenti nella storia dell’umanità.

 

Il World Trade Center, era costituito da un complesso di torri, nelle quali avevano sede ristoranti, negozi ed uffici, posti di fronte al World Financial Center. Il complesso di grattacieli non era nuovo ad attacchi terroristici di matrice islamica. Di fatti il 26 febbraio del 1993, un furgone imbottito di 680 chilogrammi di esplosivo danneggiò gravemente il Mariott Hotel posto di fianco al WTC. Morirono 6 persone e ne rimasero ferite più di mille. Responsabile della strage fu una cellula terroristica islamica guidata dal kuwaitiano Ramzi Yusuf, il quale sta scontando una pena detentiva di 240 anni. Un altro grave attacco inferto agli Stati Uniti avvenne il 7 agosto del 1998, anniversario dell’entrata delle truppe statunitensi in Arabia Saudita durante la Prima Guerra del Golfo, contemporaneamente nelle sedi d’ambasciata di Nairobi in Kenya e a Dar es Salaam in Tanzania. Le sedi diplomatiche vennero danneggiate da ordigni esplosivi i quali provocarono 224 morti e più di quattromila feriti.

 

Gli attacchi vennero rivendicati da Osama Bin Laden, leader di Al-Qā’ida. Bin Laden, proveniva da una ricca famiglia saudita affermatasi nel campo dell’edilizia. Nel 1979, quando l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan, prese parte alla resistenza dei mujaheddin afgani. Nel 1984 assieme al palestinese Al-Azzām, fonda il Maktab al-Khidamat, un movimento nato con lo scopo di convogliare fondi e militanti arabi per combattere contro l’URSS. Da questa prima esperienza nascerà nel 1988 Al-Qā’ida, movimento fondamentalista di natura islamica che inizierà ad attaccare anche civili disarmati ed estranei alle vicende politiche.

 

Nel 2004, nel corso di un’intervista per Al Jazeera, Bin Laden disse:

 

“Dio lo sa che non ci è passato per la mente di attaccare le Torri, ma dopo che la situazione è divenuta insostenibile e abbiamo assistito all’ingiustizia e alla tirannia dell’alleanza israelo-americana contro la nostra gente in Palestina e in Libano – ci ho pensato. E gli eventi che mi hanno colpito direttamente sono stati quello del 1982 e quelli che seguirono, quando l’America permise agli israeliani di invadere il Libano, aiutati dalla Sesta Flotta U.S. Mentre osservavo le torri distrutte in Libano, mi venne in mente di punire l’ingiusto allo stesso modo: distruggere le torri in America in modo che essa avrebbe assaggiato ciò che stiamo assaggiando e avrebbe smesso di uccidere le nostre donne e i nostri bambini”

 

Una delle ragioni che ha spinto Bin Laden a focalizzare il suo attacco sul WTC, sta nella fame di vendetta per quanto accaduto alle torri di Beirut, nel Libano, distrutte nel 1982 dalle Forze di Difesa Israeliane. Una pesantissima mannaia che si abbattuta sulle Torri Gemelle in rispetto alla legge del taglione: occhio per occhio, torre per torre. La serie di attacchi, tutti per via aerea, venne effettuata da 19 dirottatori di età adulta. I voli American Airlines 11 e United Airlines 175 si schiantarono contro le Torri Nord e Sud. Il volo American Airlines 77 si schiantò contro il Pentagono, sede del Dipartimento generale della Difesa degli USA. Il volo United Airlines 93 era diretto sul Campidoglio o presso la Casa Bianca, ma precipitò in Pennsylvania, per evitare che i passeggeri potessero prendere il controllo del velivolo. Gli attacchi provocarono un totale di 2977 morti, esclusi gli attentatori, 24 dispersi e circa 6400 feriti.

 

La reazione dell’allora Presidente George Bush fu immediata. Dichiarò una vera e propria guerra al terrorismo contro tutti quei paesi vicini alle formazioni terroristiche. Ciò portò all’invasione dell’Afghanistan nel 2001 e al rovesciamento del regime dei Talebani e alla successiva invasione dell’Iraq nel 2003 con conseguente condanna a morte del presidente Saddam Hussein. Inoltre, il Congresso passò lo USA PATRIOT Act, con il quale la CIA, FBI e National Security Agency vengono rinforzati dei poteri di spionaggio onde ridurre il rischio di attentati terroristici. Venne istituita un’apposita commissione con lo scopo di accertare le responsabilità civili e penali dell’attacco, nota come 9/11 Commission.

 

Furono riscontrate delle carenze all’interno della CIA. La dura risposta statunitense e mondiale, culminò quando il 2 maggio del 2011 venne ucciso nella sua abitazione di Abbottabad, in Pakistan, da un plotone dei Navy SEAL statunitensi.

L’11 settembre del 2001 costituisce uno spartiacque nella storia dell’Occidente.

 

Quel giorno, non solo venne violato il cuore d’America, ma tutto il pensiero dell’infallibilità occidentale venne messo in discussione. Per la prima volta nella storia, vi è stata la consapevolezza che nessuno può dirsi al sicuro da un attacco, nemmeno la nazione con la più alta spesa pubblica in termini di sicurezza.

 

L’era della dicotomia USA/URSS era da poco tramontata, ma il nemico, per entrambe le fazioni era ben visibile, etichettabile. Ora invece il nemico diviene evanescente, passa di nascondiglio in nascondiglio, assolda cellule dormienti pronte ad eseguire l’attacco finale, poco importa se si tratta di un bambino o di un militare armato fino ai denti.

 

Rimarrà negli anni il ricordo più indelebile per i milioni di spettatori che assistettero alla scena dalla televisione.

 

Tutti ricordano cosa stavano facendo, quando interruppero le proprie azioni per seguire i notiziari.

 

Ad annunciare l’entrata in guerra degli Stati Uniti a seguito dell’attacco di Pearl Harbor ci pensò la radio, adesso era il momento della tv e di internet, l’inizio della età post-contemporanea.